il commento
Apriamo il caso La7: all'Agcom va bene lo schema 3 (o 4) contro uno?
Paese curioso il nostro, in cui le leggi abbondano (ah quanto ci servirebbe la motosega di Javier Milei…) e tuttavia subiscono sorti diverse: in alcuni casi applicate in modo ossessivo, in altri platealmente ignorate. Dunque, esiste la famigerata legge sulla par condicio (da me mai amata: già il nome, che allude al diritto fallimentare e alla «par condicio creditorum», suona vagamente jettatorio). E tuttavia quella norma è stata considerata dalla sinistra un totem, un oggetto sacro, un testo venerato più dei dieci comandamenti. E che stabilisce quella legge? Nel periodo della campagna elettorale, fissa una regolamentazione superstringente, con tempi millimetricamente ripartiti. Ma pure nei periodi ordinari, estranei al rush finale verso un voto, la legge impone che le trasmissioni tv si conformino a criteri di «obiettività, completezza, imparzialità, lealtà, correttezza» dell’informazione e al rispetto del «pluralismo delle opinioni e tendenze politiche».
Domanda: vi sembra che le trasmissioni de La 7 (con rare e positive eccezioni, che non cito per non nuocere ai bravi conduttori) si conformino a questi criteri? Da Lilli Gruber, quando va bene, c’è un costante «tre contro uno», schema che diventa agevolmente «quattro contro uno» da Corrado Formigli o da Giovanni Floris. L’ospite destro, quando c’è, serve come sparring partner da picchiare, come vittima sacrificale, come bersaglio da colpire. Dall’alba a notte fonda, con poche pause, il palinsesto è uno spot continuo e ossessivo per il No, oltre che una maratona oratoria permanente contro il governo.
Davanti a tutto questo l’Agcom, cioè l’autorità chiamata a vigilare sul rispetto dei criteri di correttezza e completezza dell’informazione, che fa, che dice?
Stiamo parlando dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (indicata dal Parlamento precedente, e tuttora a salda guida giallorossa). Ecco, che aspetta l’Agcom a pretendere equilibrio nelle trasmissioni tv? È troppo chiedere che sia rispettato un civile criterio di contraddittorio «uno contro uno» o «due contro due»?