l’analisi

Rubio e Mamdani, i due volti dell’America minacciata da migrazione ormai fuori controllo

Roberto Arditti

Adesso è più chiaro che mai: ci sono due Americhe, per molti versi drammaticamente diverse tra loro. La prima è quella del sindaco di New York, l’islamico Zohran Mamdani (lo “stronzo” come l’abbiamo qui opportunamente definito l’altro giorno) ed è l’America che ci porta al disastro certo e ravvicinato. La seconda è quella del discorso di ieri alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del Segretario di Stato Marco Rubio, con il suo sacrosanto allarme che la sinistra continua a ignorare: l’immigrazione di massa è una «minaccia urgente al tessuto delle nostre società e alla sopravvivenza della civiltà stessa». Figlio di immigrati cubani fuggiti dal comunismo castrista, Rubio sa distinguere tra migrazione ordinata e caos distruttivo. «L’America è un figlio dell’Europa», ha detto, ma oggi l’Occidente rischia la «cancellazione civiltà» per flussi incontrollati che erodono identità e coesione. Questa è la sfida decisiva: Europa e Usa affrontano lo stesso incubo. Rubio denuncia le «delusioni pericolose» post-Guerra Fredda, come confini aperti e commercio senza nazioni, che hanno spalancato le porte al disastro. Solo la sinistra, ostinata e ideologicamente cieca, insiste sull’accoglienza indiscriminata, senza capire che il mondo è cambiato. In un’era di minacce ibride, migrazioni armate da regimi ostili e clash culturali, la sinistra predica «inclusione» mentre le società implodono. È un suicidio collettivo, camuffato da umanitarismo. Insomma la sinistra non impara mai. Anzi, è sempre più spesso alleata di fatto di chi l’Occidente vuole smontarlo, svuotarlo, annichilirlo.

Portabandiera di questo sciagurato fronte è il sindaco musulmano di New York, Mamdani, democratico-socialista che il 6 febbraio ha snobbato l’insediamento del nuovo arcivescovo Ronald Hicks a St. Patrick’s Cathedral. Primo sindaco in quasi 100 anni a farlo, ha offeso deliberatamente 2,5 milioni di cattolici, citando un «conflitto di agenda» mentre mandava un tiepido tweet. La Catholic League lo accusa (giustamente) di anti-cattolicesimo, il NY Post di «cardinal sin». È un atto di disprezzo verso le radici cristiane, che alimenta divisioni in una città già lacerata. Al contrario, esemplare è la trionfale campagna della premier giapponese Sanae Takaichi, prima donna a guidare il Giappone. Meno di dieci giorni fa, ha conquistato una super maggioranza con il Partito Liberal Democratico, puntando sul rigore assoluto verso i migranti: screening severi per presunti terroristi e spie, controlli su tasse e assicurazioni per stranieri, limiti al 5% di residenti esteri per municipalità, regole più strette su residenza permanente e proprietà straniere. «Dobbiamo esaminare correttamente se pagano le tasse e le assicurazioni sanitarie», ha detto. Il suo successo elettorale dimostra che un approccio conservatore, realista e anti-globalista, paga: sicurezza nazionale, crescita economica e difesa dell’identità contro il caos migratorio.

Rubio incarna questa visione: con Trump, gli Usa guideranno un «rinnovo e restauro», esigendo serietà e reciprocità dall’Europa. E qui si viene alle questioni di casa nostra, dove il punto è uno e uno solo: cambiare registro. E chi può farlo, in presenza di una sinistra (socialista ma anche più estrema, quella che sta facendo della Albanese un idolo mentre mezzo mondo, finalmente, ne reclama la punizione) del tutto inadatta, sorda, cieca e irresponsabile? Può farlo solo l’incontro politico (in larga parte ancora da costruire) tra destre e centro, esattamente lo schema che faticosamente Meloni e Merz (e altri, come il primo ministro greco Mitsotakis) stanno facendo avanzare. Vorrei precisare però un punto essenziale: la partita è adesso, domani è tardi e vincono quelli come Mamdani (lo stronzo).