L'editoriale
Immagina un'aggressione a martellate contro una toga. In quel caso i presunti colpevoli sarebbero tornati a casa?
C’è un limite a tutto, o almeno dovrebbe esserci. E invece no: incredibilmente, ieri, i primi tre arrestati dopo la bolgia e le violenze di sabato scorso a Torino hanno ricevuto dalla magistratura carezze, pacche sulle spalle, e – chissà – forse anche qualche gianduiotto per addolcire le amarezze della settimana. Due tipetti sono stati rimandati a spasso, con il solo obbligo di firma: insomma, l’aperitivo del pomeriggio dovrà essere interrotto per una piccola incombenza burocratica. L’altro, quello coinvolto nell’aggressione contro il poliziotto, è stato comodamente spedito ai domiciliari: a casetta con mamma e papà a rimboccargli le coperte e a preparargli lo zabaione per tornare in forze. Di quest’ultimo i magistrati scrivono che avrebbe mostrato "ingenuità operativa" visto che indossava indumenti sgargianti: insomma, non essendosi travestito adeguatamente, rimandiamolo a casa.
C’è da vergognarsi. Con quale coraggio la magistratura associata proseguirà i suoi comizi referendari? Con quale faccia le toghe polemizzeranno contro il governo? E soprattutto: con quale stato d’animo potranno guardare negli occhi gli agenti di polizia, gli uomini delle forze dell’ordine che ogni giorno escono in strada per uno stipendio da millecinquecento euro mensili, e che ieri sono stati destinatari di questo atroce schiaffo morale? A me resta un dubbio: secondo voi, se nel quadro di una giornata di guerriglia, ci fosse stata un’aggressione altrettanto indegna, a calci e martellate, non contro un poliziotto ma contro una toga, i presunti responsabili se la sarebbero cavata così a buon mercato? Non so perché, ma tendo a dubitarne.