Somalia e somaliland

Nel Corno d’Africa il passato conta più di quanto sembri

Gabriele Campagnano

Tra le frodi in Minnesota che hanno portato il governatore Walz nella tempesta mediatica, le uscite di Trump e il riconoscimento israeliano del Somaliland, la Somalia è finita spesso nelle conversazioni degli ultimi mesi. Non sempre per le stesse ragioni, e non sempre con la stessa precisione. Vale la pena, allora, fermarsi un momento e guardare al Somaliland per quello che è: una realtà politica con una storia propria, che precede di decenni le attuali discussioni sul riconoscimento internazionale. Quando si parla del riconoscimento del Somaliland da parte di Israele, il dibattito tende giustamente a concentrarsi sul significato geopolitico della mossa e su una lunga serie di implicazioni regionali.

Qui, però, conviene fare un passo indietro. Il Somaliland non nasce negli anni Novanta come semplice secessione opportunistica, ma affonda le sue radici in una vicendacoloniale e postcoloniale distinta da quella della Somalia. Si tratta di un approfondimento necessario, a prescindere dalla valutazione positiva o negativa che si voglia dare alla decisione israeliana. Il Somaliland era infatti un protettorato britannico separato dall’Africa Orientale Italiana. Il 26 giugno 1960 ottiene l’indipendenza come Stato sovrano, riconosciuto da diversi Paesi e dotato di un proprio governo.

Questa indipendenza però dura poco, anzi, pochissimo, perché il 1º luglio 1960 il Somaliland decide di unirsi volontariamente all’ex Somalia italiana per dare vita alla Repubblica Somala. Insomma, 72 ore di indipendenzaformaleseguite da un’unione rapida e carica di entusiasmo panafricano, ma giuridicamente fragile. Gli atti di fusione non vengono mai armonizzati del tutto, e le aspettative politiche ed economiche tra nord e sud rimangono in parte divergenti.

Nei decenni successivi, soprattutto durante il regime di Siad Barre e la guerra civile, il nord del Paese vive anche una repressione particolarmente dura. Ed è in questo contesto che, nel 1991, il Somaliland proclama il ripristino della propria sovranità, richiamandosi esplicitamente allo Stato indipendente del 1960. Da allora ha costruito istituzioni funzionanti, elezioni relativamente regolari e un livello di stabilità analogo a quello di altri luoghi del Corno d’Africa, pur restando privo di riconoscimento internazionale formale. L’eventuale apertura di Israele verso il Somaliland va letta dentro questo quadro storico, non come un giudizio sulla Somalia nel suo insieme né come una scorciatoia diplomatica. Per il Somaliland, ogni segnale di riconoscimento esterno ha un valore simbolico enorme, perché rafforza la narrazione di uno Stato interrotto nel 1960 e mai pienamente riammesso nella comunità internazionale.

Al contrario, il governo somalo non accetta la secessione e chiede un rientro anche sostanziale del Somaliland nelle proprie strutture statuali. Per Israele, come per altri attori, il tema ovviamente intreccia a considerazioni strategiche ed economiche (di presidio per l’accesso al Mar Rosso) che ovviamente esulano dal merito storico. In definitiva, aldilà delle battute e delle polemiche del momento, il Somaliland resta un caso unico: uno Stato che è stato indipendente, lo è tornato di fatto, ma non lo è di diritto. Capirlo significa andare oltre l’attualità e ricordare che, nel Corno d’Africa, il passato pesa ancora molto più di quanto sembri.