L'intervento
Vaia: "Solo un welfare pensato per i più fragili può sostenere la sanità del futuro"
In questi giorni sono presi d’assalto da accessi legati a patologie stagionali, in particolare sindromi respiratorie e influenzali che colpiscono soprattutto anziani e persone fragili. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: pronto soccorso sovraccarichi, lunghe attese, difficoltà nel reperire posti letto. Un sovraccarico che evidenzia i limiti del sistema e riapre il dibattito sulle politiche di Bilancio, rispetto alle quali operatori e commentatori del settore sociale segnalano la necessità di interventi più incisivi. Allo stesso tempo va riconosciuto che negli ultimi anni il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale è cresciuto. La questione, dunque, non è solo aumentare le risorse, ma orientarle, integrarle e renderle strutturalmente sostenibili. L’Italia è uno dei Paesi più anziani d’Europa: quasi un quarto della popolazione ha più di 65 anni, oltre 14 milioni di persone.
Entro il 2050, più di un terzo degli italiani sarà anziano, mentre la popolazione complessiva scenderà da 59 a 54,7 milioni. Milioni di cittadini convivono con patologie croniche e le persone con disabilità superano i 13 milioni secondo stime realistiche. La fragilità non è un’eccezione, ma una condizione strutturale del Paese, che mette sotto pressione l’intero sistema di protezione sociale e sanitario. La rinuncia alle cure, spesso richiamata nel dibattito pubblico, non nasce da un’unica causa ma dal concorso di più fattori: pressione sui servizi ospedalieri, liste d’attesa, carenze territoriali, difficoltà economiche e aumento delle cronicità. Il lavoro di cura informale delle famiglie, in larga parte sostenuto dalle donne, resta centrale ma non è sostenibile nel lungo periodo. Anche il mercato assicurativo, pur sussidiario, tende a restringere l’accesso proprio quando il bisogno cresce, lasciando scoperte le situazioni più complesse. È in questo quadro che il welfare può diventare una leva strategica per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, se orientato alla prevenzione delle cronicità, delle disabilità evitabili e dell’invecchiamento non attivo. Investire in questa direzione significa ridurre la pressione futura sul sistema, migliorare la qualità della vita delle persone e rendere più efficace e continua la presa in carico. Le economie avanzate affrontano oggi tre grandi transizioni: demografica, epidemiologica e tecnologica. Trasformazioni che possono appesantire i bilanci pubblici oppure diventare un’opportunità, se governate con una visione unitaria e di lungo periodo.
Serve dunque un welfare rinnovato, capace di integrare sanità, sociale, disabilità, lavoro e prevenzione, mettendo al centro il progetto di vita delle persone e non la singola prestazione. Un welfare che accompagni nel tempo e non intervenga solo nelle fasi acute. Questo richiede una governance nazionale autorevole e una cornice normativa chiara, in grado di orientare scelte e investimenti. Un welfare così concepito non è solo sostenibile: può diventare una vera infrastruttura sociale ed economica, capace di generare lavoro di qualità, rafforzare la coesione sociale e sostenere la produttività del Paese, attraverso sinergie responsabili tra pubblico e privato. La vera sfida che abbiamo davanti come Paese è costruire un welfare e una sanità capaci di accompagnare chi rallenta, invecchia o diventa fragile, garantendo sostegno, inclusione e protezione, salvaguardando e potenziando il Servizio Sanitario Nazionale all’interno di una visione unitaria, in cui prevenzione, assistenza e sostegno si integrino in modo efficace. È da qui che si misura il grado di civiltà di una società: se Stato e comunità riescono a farlo, costruiscono futuro; altrimenti, si limitano ad amministrare il declino.
* Componente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità