Un anno di detenzione
Il calvario di Alemanno è la svolta umanitaria partita da Rebibbia
È triste, ma anche gioioso abbracciare Gianni Alemanno - sia pure metaforicamente - nell’anniversario della sua inopinata detenzione. Nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di farlo di persona, in carcere. Ma un anno dopo è un anno dopo. Abbiamo condiviso decenni di militanza politica e sapere ancora recluso uno dei leader della destra italiana fa male. Ma ora, al giro di boa, c’è anche la certezza di dover solo attendere la sua uscita di galera di qui a qualche mese. Tante persone che sono andate a trovarlo a Rebibbia sono univoche: il morale non è fiaccato, il carcere non lo ha distrutto. Resta l’amarezza di una prigionia senza senso. Alemanno ha violato la legge non obbedendo alle prescrizioni della magistratura: sarà senz’altro così, ma questo atteggiamento merita davvero una detenzione tanto lunga? Chi sbaglia paga, dicono i vendicatori delle colpe altrui. Ma Gianni ha commesso il reato di passione politica, gli arresti sono stati determinati esclusivamente dalla sua voglia di far conoscere il movimento politico “Indipendenza” che ha fondato e cullato come una sua creatura.
Chi ha preteso di buttarlo in una cella di Rebibbia non sa nulla del fuoco che anima la lotta contro le ingiustizie nel mondo. E non vale certo la pena di accanirsi contro di lui. Fuori dal carcere - con la pazienza e l’amore comunitario che può caratterizzare solo un mondo di militanti che non tutti hanno il privilegio di frequentare - lo attendono quelli che hanno deciso di seguirne il percorso. Assieme a chi lo ha amato in famiglia. Ma, ne sono certo, anche chi non ha condiviso la sua più recente avventura politica, avverte un profondo senso di ingiustizia misto a incredulità nell’aver vissuto sia pure da fuori della prigione di Rebibbia - questo periodo iniziato a Capodanno del 2025. Ora è un anno che Gianni Alemanno vive da detenuto, dietro quelle sbarre che lo separano dalla libertà. Non crediamo che abbia chiesto la grazia al Presidente della Repubblica, che comunque avrebbe potuto concedergliela con un proprio atto di clemenza. Tutti sanno che Alemanno, col suo carattere vero, è persona vera, politico a tutto tondo, amante del popolo italiano. Davvero deve attendere la fine interminabile di una pena che, anche se apparentemente prossima, sembra sempre più lunga?
In carcere Alemanno ha imparato a conoscere sulla carne i problemi di tanti detenuti. Hanno sbagliato, ma non è detto che non possano rieducarsi anziché incattivirsi. La detenzione di Gianni rappresenti la svolta prossima ventura - con il suo ritorno in libertà - per una svolta umanitaria anche nel trattamento carcerario. Attraverso la sua pagina Facebook Alemanno ci ha fatto conoscere storie che ci erano ignote e che meritano di essere risolte con atteggiamenti giusti da uno Stato che sappia diventarlo. E non c’è fazione politica a poter accusare chi al comando c’è ora, perché quello che succede adesso è pari pari a ciò che succede da sempre. Ma quel che accadrà si vedrà non appena finirà tutto questo. Qui, dal Tempo, che è stato anche il giornale delle sue battaglie quotidiane in politica, vogliamo rivolgergli il nostro buon anno, in un abbraccio ideale. A presto libero, caro Gianni, con il coraggio che non ti mancherà mai. Noi contiamo i giorni, di qui a giugno. O magari prima, se chi può deciderà di far cessare questa situazione assurda.