il commento

Giuseppe Conte leader senza strategia: vale solo il sondaggio di Rocco Casalino

Benedetta Frucci

Pare che Giuseppe Conte porrà oggi a Mario Draghi tre condizioni per restare al Governo. Ce lo immaginiamo, con Rocco Casalino che gli passa sondaggi e risultati di focus group, selezionare gli out out da porre al Premier. Un po' con lo stesso metodo con cui, ai tempi del Covid, decideva aperture e chiusure: sondaggi e solo sondaggi, nessuna strategia, nessuna idea di futuro. Le proposte venute fuori da questi giorni di estenuanti confronti meritano però un approfondimento. Mi spingerei a definirle esilaranti, se non fosse che la decrescita felice che le ispira tanto male ha fatto al Paese. Ci sono infatti tutti, gli ingredienti perfetti per affondare, una volta e per sempre, l'Italia, trasformandolo nella barzelletta d'Europa. Si incomincia con il no al termovalorizzatore. D'altronde, perché non lasciare che l'immondizia romana sia smaltita in modo green, naturale, dalle famigliole di cinghiali che popolano Roma? Potremmo metterne un branco per Municipio e vedere se quanto meno ci aiutano a disfarci dell'umido. E poi, vuoi mettere quanto è bello essere generosi e solidali con gli altri Paesi europei. Possiamo raccogliere i rifiuti romani, trasportarli a spese dei cittadini fino in Danimarca e sempre con i soldi pubblici pagare i danesi per prenderseli. Dopo di che loro, grazie all'economia circolare e all'assenza di grillini al potere, ci guadagnano. Noi li paghiamo per farli guadagnare. Un bel capolavoro così non poteva, del resto, che essere firmato M5S.

 

 

Passiamo ora alla seconda proposta: via dal decreto aiuti l'emendamento, approvato in commissione alla Camera, che prevede la perdita del reddito di cittadinanza anche nel caso in cui l'offerta rifiutata provenga dal datore di lavoro privato. Sostanzialmente, se l'imprenditore offre il posto di lavoro senza passare dai mitologici navigator, per i grillini non dovrebbe contarsi come offerta di lavoro. Comprensibile: hanno così paura di tornare a lavorare nel 2023, che sono solidali con chi da anni, grazie a loro, sta bello comodo seduto sul divano percependo il sussidio.

 

 

Infine, Peppe Conte formulerà l'ultima geniale richiesta: che ogni nuova fornitura di armi all'Ucraina passi dal Parlamento. Proposta che potrebbe pure aver apparentemente senso, se non fosse che i grillini hanno votato un provvedimento che prevede che per nuovi invii di armi basti un decreto ministeriale e che le comunicazioni in Parlamento siano previste ogni 3 mesi. Un tempo ragionevole per non far sembrare la politica estera dell'Italia altanenante. Vi immaginate infatti, il buon Conte, che indica al Movimento la linea da tenere sulla base dei sondaggi settimanali forniti di Rocco? E il Premier Draghi che è costretto a chiamare gli alleati e comunicare, mensilmente, che l'Italia ha cambiato idea, a causa degli umori dei grillini? Deliri e pagliacciate di un leader mai consacrato e alla frutta, che solo il Paese che ha regalato il 34% dei consensi a un comico poteva assurgere, quando governava, a statista.