Scontro a Realpolitik, su Rete 4, tra Francesco Giubilei e Stefano Bonaccini sulle violenze durante le manifestazioni studentesche. Al centro del confronto, il comportamento di chi scende in piazza con il volto coperto, attacca le forze dell’ordine e devasta le città, ma anche le responsabilità politiche di chi alimenta la protesta contro il governo Meloni. Giubilei non usa giri di parole e punta il dito contro i responsabili delle violenze e contro chi, a suo giudizio, soffia sul fuoco per ragioni di convenienza politica.
«Tanto chiamiamoli con il loro nome, questi non sono studenti ma sono dei delinquenti», afferma Giubilei nel corso della trasmissione. Il suo ragionamento parte dai fatti: «Se una persona va col volto incappucciato ad assaltare la polizia, lancia dei cassonetti per strada, dà fuoco alle cose, rompe le vetrine, lancia le pietre contro le forze dell’ordine, non è uno studente». Poi la distinzione netta tra chi manifesta pacificamente e chi trasforma la piazza in un terreno di scontro: «Lo studente sta a scuola o all’università, fa il suo dovere, cerca di costruirsi un futuro, chi scende in piazza con queste modalità è un delinquente».
Per Giubilei, tuttavia, la questione non si esaurisce nella condanna di chi materialmente compie devastazioni e aggressioni. Il punto politico, sottolinea, riguarda anche chi contribuisce ad alimentare un clima di contrapposizione. «La cosa che mi preoccupa di più non sono solo questi delinquentelli che vanno ad assaltare le nostre città, ma chi ha la responsabilità morale di soffiare sul fuoco rispetto a queste proteste, per un tornaconto politico», dichiara. Quindi l’affondo contro una parte della sinistra, accusata di cavalcare le manifestazioni in chiave anti-Meloni e contro il governo: «Tutta la settimana che noi vediamo una certa parte della sinistra che sta fomentando in chiave anti Meloni contro il governo queste proteste e i risultati sono quelli che abbiamo visto oggi, devastazione e l’opposto di quello che dovrebbero fare i veri studenti».
Una posizione che mette al centro il confine tra diritto di manifestare e violenza, ma anche il ruolo della politica nel condannare senza ambiguità gli episodi di guerriglia urbana.
Bonaccini, dal canto suo, contesta che la sinistra sia silente sulle violenze. Se concorda sulla necessità di condannare chi aggredisce le forze dell’ordine e danneggia i beni pubblici e privati, insiste pure sulla distinzione tra i responsabili delle violenze e la generalità dei manifestanti. «Io ho fatto manifestazioni da ragazzo e non mi sono mai permesso di toccare un bene pubblico privato o mai mi sarei permesso di andare a cercare di ferire un componente delle forze dell’ordine», afferma.
Anche l’esponente del centrosinistra definisce delinquenti coloro che passano dalle proteste agli attacchi: «Quelli, per fortuna una piccolissima minoranza, che sfasciano il bene pubblico e privato e assaltano le forze dell’ordine sono dei delinquenti». Ma aggiunge subito che si tratta, a suo avviso, di «una piccolissima minoranza».
Lo scontro si accende ulteriormente quando l’esponente del Pd si produce in una intemerata col ditino alzato: «Dovete studiare la storia!». Uscita che provoca la reazione di Giubilei: «Basta con questa storia che gli altri non sanno niente, io la storia l’ho studiata», replica a Bonaccini «grande professore con un dottorato in storia» (tra l’altro il presidente del Pd neanche è leaureato, ma tant’è).
