l'ultima della cgil

Landini e lo sciopero a prescindere sulla manovra che ancora non c’è

Mobilitazione generale ancora prima che la legge venga scritta Nessuna presa di distanza dagli scontri di Milano e Bologna

Uno sciopero generale a prescindere. È l’ultima trovata della Cgil. Ad annunciarlo Maurizio Landini che, davanti ai principali leader d’opposizione, ridotti a banali yes men (il cui unico compito è applaudire), annuncia di bloccare l’Italia per una manovra che non c’è. Insomma, si utilizza quella che Di Vittorio definiva l’«arma finale in difesa della Costituzione» per contrastare una legge di bilancio i cui contenuti sono ancora in discussione. L’unica certezza è che il 20 novembre ci troveremo di fronte all’ennesimo venerdì di passione per pendolari e studenti. Le aule in cui si terranno le lezioni, come annunciato da Sabrina Brizzola dell’Unione degli Universitari, in quella data, saranno occupate dalle tende già utilizzate nei vari sit-in davanti Montecitorio. Parliamo degli stessi sacchi a pelo ricomparsi, a queste latitudini, dopo le proteste francesi. A Piazza del Popolo, d’altronde, si emula qualsiasi rimostranza sparsa per il pianeta. Ci sono le bandiere per Cuba, i Pro Pal e addirittura cartelli che invocano la «resistenza» contro Israele. L’apoteosi tra i compagni, però, si raggiunge solo quando prende il microfono il «segretario» o meglio quando afferma che «non è possibile essere sfrattati perché non si hanno i soldi per pagare l’affitto». In poche parole, per emulare il modello di gauche iberica, si autorizza chiunque a occupare le proprietà altrui.

Ma non è finita qui. Per esaltare la “piazza rossa”, il compagno di Castelnovo parla di «internazionale del sindacato» e rilancia la patrimoniale contro chi guadagna di più: «Nel Paese sentenzia ci sono 500mila persone su 60 milioni che hanno una caratteristica, il più povero di loro ha un reddito netto annuo di due milioni di euro. Se versano un contributo di solidarietà dell’1%, significa poter avere a disposizione 25 miliardi da spendere per la sanità, le scuole, le pensioni e gli affitti». A detta del sindacalista, «il cittadino capitalista», o meglio il contribuente che fa impresa non merita alcun tipo di supporto.

Nell’adunata, partita da Piazza della Repubblica e terminata all’ingresso di via del Corso, ovviamente non può mancare neanche l’ormai tradizionale presa di posizione contro i soldi destinati all’Ucraina e, dunque, spesi per le armi. Stavolta viene scomodato addirittura il Pontefice. «Quando il Papa dice che bisogna battersi per una pace disarmata e disarmante ribadisce il promotore della manifestazione sono d’accordo senza se e senza ma». Peccato che, quando si passa al tema dei rinforzi militari, a ricevere qualche fischio sia quella segretaria del Pd che, fino a ieri, come le forze di maggioranza contestate, ha votato a favore di qualsiasi aiuto a Kiev.

Protagonisti del caldo pomeriggio romano ovviamente anche i soliti «No» contro Ponte, infrastrutture, petrolio e gas, questi ultimi ritenuti responsabili di conflitti e morte. Nel magico mondo immaginato da Landini bastano sole, acqua, luce e vento, che «non sono di proprietà di nessuno», per essere autosufficienti dal punto di vista energetico.

Nel comizio, da leader di partito più che da rappresentante di categoria, un passaggio non può non essere destinato alle sempre presenti bordate contro Meloni. La premier e sua sorella, a detta di Maurizione, vorrebbero cancellare la Costituzione solo perché si è detto che, con la nuova legge elettorale, sta per iniziare la Terza Repubblica. Il rischio è sempre lo stesso: con questa destra tornano i violenti fascisti. Nessuna parola o presa di distanza, però, viene presa su quanto stava accadendo nel capoluogo lombardo. Mentre a Roma i compagni riempivano le strade con striscioni pacifisti, a Milano, a margine dell’evento organizzato dai progressisti, i maranza lanciavano le pietre contro la polizia. Meglio, per la Cgil, ignorare tutto ciò. L’importante è cantare compatti «Bella Ciao» e urlare a squarciagola contro un esecutivo che, a detta dei soliti, penalizzerebbe i deboli. Persino abbassare le tasse viene considerato una «marchetta fiscale». Solo chi indossa la cravatta o la t-shirt rossa può fare il bene della nazione: «Noi dice Landini siamo quelli che pagano le tasse per chi evade. Ci tocca, pertanto, decidere il futuro».

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