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Giornata mondiale dell’alimentazione, il futuro del cibo sostenibile comincia dal carrello

Ridurre gli sprechi, variare la tavola. La scelta di Kioene che dopo 136 anni nella carne ha puntato tutto sulle proteine vegetali

Ci sono giornate che parlano di numeri e di governi, e che poi, a guardarle bene, ci riguardano da vicino. La Giornata mondiale dell’alimentazione, promossa dalla FAO e celebrata ogni anno il 16 ottobre, è una di queste. L’edizione 2026 porta un titolo che è insieme un impegno e una promessa: “Innovare oggi per nutrire il domani”. Dietro queste parole c’è l’idea che i sistemi alimentari del futuro debbano garantire a tutti cibo sufficiente, diversificato e sicuro, senza compromettere la salute del pianeta.

Un patrimonio che non possiamo permetterci di perdere

Davanti a una sfida di questa portata, il primo passo non è produrre di più, ma sprecare meno. I dati lo ricordano con chiarezza. Secondo la FAO, circa il 13,2% del cibo a livello mondiale va perso dopo il raccolto e prima ancora di arrivare alla vendita al dettaglio. A questa quota si aggiunge ciò che viene sprecato da negozi, ristorazione e famiglie: il Food Waste Index 2024 dell’UNEP stima che nel solo 2022 siano state buttate 1,05 miliardi di tonnellate di alimenti, circa il 19% di quanto disponibile per i consumatori. Di queste, 631 milioni di tonnellate sono riconducibili alle case di ciascuno di noi.

Sono cifre enormi, ma hanno un risvolto quasi intimo: raccontano di frigoriferi dimenticati, di spese fatte di fretta, di avanzi che non hanno trovato una seconda vita. Per questo i rimedi più efficaci sono anche i più semplici: controllare dispensa e frigorifero prima di fare la spesa, consumare per primi gli alimenti più deperibili, dare agli avanzi la dignità di una nuova ricetta.

La varietà come forma di rispetto

Prendersi cura del cibo significa anche variarlo. Non servono cambiamenti radicali: basta alternare le fonti proteiche, dare più spazio a verdure e legumi, cambiare cereale, provare una preparazione nuova. Legumi, uova, pesce, carne e proposte vegetali possono convivere nell’alimentazione quotidiana, con frequenze e combinazioni diverse. E in una giornata fitta di impegni, anche una preparazione pronta da cuocere può essere un’alleata, soprattutto se inserita in un pasto equilibrato e ricco di ingredienti differenti.

Il vegetale come possibilità in più

In questo scenario si inserisce l’esperienza di Kioene, marchio italiano della gastronomia vegetale. La sua missione è far uscire le proteine vegetali da una nicchia, mostrandole come un’opzione per tutti e non solo per chi segue una dieta vegetariana o vegana. La gamma, fresca e surgelata, unisce gusto e praticità. Un burger o una polpetta vegetale non sono l’intero pasto, ma un tassello da combinare con verdure, cereali e altri alimenti: una scelta in più, che amplia il menu senza stravolgere le abitudini.

Una scelta coraggiosa, maturata in decenni

Dietro Kioene c’è la famiglia Tonazzo, attiva nel settore alimentare da oltre un secolo. Il cammino verso le proteine vegetali è cominciato alla fine degli anni Ottanta, e dal 1988 Kioene sviluppa preparazioni vegetali. Nel 2024 è arrivato il passo più coraggioso: dopo 136 anni nel comparto della carne, il Gruppo Tonazzo ha deciso di lasciarlo definitivamente per concentrare attività e investimenti sul vegetale. Oggi la produzione prosegue a Villanova di Camposampiero, in provincia di Padova, con alimenti a base di verdure, legumi e altri ingredienti. Non un’improvvisazione, dunque, ma il punto d’arrivo di una storia di famiglia che ha saputo leggere il cambiamento e accompagnarlo.

Una scelta alla volta

Forse la lezione più bella di questa giornata è che non serve inseguire il pasto perfetto. Il cambiamento comincia dando valore a ciò che abbiamo: comprare ciò che riusciamo a consumare, sprecare meno, rendere la tavola un po’ più varia. Piccoli gesti che, moltiplicati per milioni di persone, diventano la risposta più concreta alla domanda che la FAO ci pone oggi: come nutriremo il domani? Un piatto alla volta.

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