General

Caso Ranucci, il giuslavorista Alessandro Paone: “Il Tribunale di Roma rimette ordine: la Rai ha ragione. Ecco perché”

La decisione del Tribunale di Roma in merito alla correttezza del provvedimento RAI sulla persona del giornalista Ranucci, riporta, con magistrale e rara autorevolezza, la vicenda nel perimetro naturale che la riguarda , e cioè quello del diritto del lavoro. Così il giuslavorista Alessandro Paone, fondatore di NIUS STUDIO LEGALE, che a commento del decreto di condanna di Sigrido Ranucci così si pronuncia “La Corte di Roma fa pulizia delle tesi difensive del giornalista, volte a cavalcare il clamore suscitato attorno alla sua nota vicenda di cronaca utilizzando in particolare le parole di esponenti politici per affermare la natura discriminatoria e illegittima, in quanto priva di una reale motivazione, del provvedimento di rimozione dalla conduzione di Report adottato dalla RAI in agosto. Il Tribunale interpreta i fatti nella loro dimensione giudica, deprivandoli delle dinamiche politiche e delle strumentalizzazioni ad esse connesse, concludendo nel senso della piena legittimità e giustificatezza della riorganizzazione adottata dalla RAI con esclusione dalla conduzione di Sigfrido Ranucci, poiché, afferma testualmente la Corte “appare innegabile come lo scontro consumatosi tra base e vertice della redazione di Report fosse idoneo ad incidere negativamente sull’attività del gruppo di lavoro minandone la necessaria serenità”. I fatti, così come accertati in causa, consentono al Giudice del lavoro di ribadire un principio cardine del diritto del lavoro ovvero la prerogativa datoriale di stabilire quale organizzazione attribuire alla azienda in ogni sua declinazione, senza che un lavoratore possa pretendere di ricoprire solo e soltanto il posto a lui più gradito, quando la decisione dell’azienda dipende da una situazione di incompatibilità che lui stesso ha contribuito a creare. Ranucci - prosegue Paone - risulta, dalla lettura del provvedimento, aver preteso di ricoprire il ruolo precedentemente occupato ignorando tutto quanto egli stesso ha fatto a mezzo media e social, formulando dichiarazioni pubbliche e adottando comportamenti che hanno compromesso gravemente e in modo irreversibile il rapporto con la redazione, al punto che un suo ritorno avrebbe causato danni alla azienda RAI ben maggiori di modo che la tutela della azienda ha assunto, nel bilanciamento di interessi, una posizione preferenziale. Paone conclude nel senso che “Il tribunale chiarisce poi in via conclusiva la distinzione tra professionalità e presunto diritto alla visibilità di un giornalista del calibro di Ranucci; se la prima trova tutela nell’ordinamento, la seconda no, trattandosi di una pretesa individuale che non può essere rivendicata nei confronti della azienda datrice di lavoro”. La vicenda Ranucci insegna , ancora una volta, che i processi si svolgono nei Tribunali e che le speculazioni mediatiche ed a mezzo social non hanno alcuna incidenza, salvo compromettere le posizioni delle parti come pare sia accaduto allo stesso Ranucci attraverso le sue dichiarazioni rese infine pubbliche da lui stesso.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.