Guerra totale

Raid russi nella notte, 3 morti e 6 feriti in Ucraina

Tre morti e sei feriti, cinque dei quali in ospedale. È il bilancio, ancora provvisorio, dell’offensiva aerea che Mosca ha scatenato nella notte contro Kropyvnytskyi, città di circa 220mila abitanti e capoluogo dell’oblast di Kirovohrad. I dati sono quelli comunicati dalle autorità regionali e rilanciati dal “Kyiv Independent”.

L’attacco è cominciato nella tarda serata del 14 ottobre. Il governatore Andrii Raikovych lo ha definito “intenso”: nel mirino sono finiti nodi logistici, la rete dei trasporti e alcuni impianti industriali. La conta dei danni non è ancora conclusa.

A far scattare l’allarme rosso su tutta l’area urbana, poco prima delle esplosioni, è stata l’Aeronautica militare di Kiev. Il motivo: l’arrivo di droni russi con propulsione a getto, più veloci dei modelli tradizionali. Proprio la velocità è il loro punto di forza, perché mette in difficoltà la contraerea e lascia ai civili pochissimo tempo per mettersi al riparo.

Kropyvnytskyi è solo un tassello di un’ondata più ampia, che avrebbe colpito una trentina di infrastrutture energetiche lasciando senza elettricità circa 600mila utenti.

Sul piano militare, Kiev guarda di nuovo al petrolio. In un’intervista al “Financial Times”, Volodymyr Zelensky ha annunciato che le forze armate torneranno a colpire le raffinerie in territorio russo. La pausa, ha spiegato, è finita.

Il presidente ha anche espresso tutta la sua irritazione verso gli Stati Uniti. Ha definito pericolosa la sospensione della condivisione delle informazioni di intelligence e ha denunciato il contemporaneo ridimensionamento di Starlink, la rete internet satellitare di SpaceX, su cui le comunicazioni militari ucraine fanno ampio affidamento.

Intanto, sul fronte diplomatico, Washington prova a rimettere in moto il negoziato con una proposta destinata a far discutere. Sempre secondo il “Financial Times”, che cita quattro fonti informate, gli Stati Uniti hanno chiesto agli europei di sbloccare una parte dei beni russi immobilizzati dopo l’invasione e di trasferirli in uno strumento finanziario gestito dagli americani. L’ipotesi sarebbe emersa la settimana scorsa a Miami, durante gli incontri tra i negoziatori statunitensi e i rappresentanti di Ucraina, Francia, Germania, Regno Unito, Unione europea e Nato.

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