Esteri

Papa Leone e la strategica nomina di Tagle prima del ricovero

Certe coincidenze, in Vaticano, non passano inosservate. L’8 ottobre i cardinali dell’Ordine dei Vescovi hanno eletto Luis Antonio Tagle decano del Collegio cardinalizio; il 10 Leone XIV ha approvato l’elezione, ufficializzando il passaggio di consegne dal novantaduenne Giovanni Battista Re. Appena quattro giorni dopo, martedì 13, il Pontefice è entrato al Policlinico Gemelli per essere sottoposto a un intervento al polmone. Questo, ovviamente, non prova che la decisione fosse legata alla salute del Papa, né che Leone XIV conoscesse già la portata della sua malattia. Ma quanto ha pesato la prospettiva di un futuro che nella Chiesa nessuno può mai considerare remoto? Bisogna quindi tornare al gennaio 2025, quando scadde il quinquennio di Re. Il 7 gennaio Francesco prorogò l’approvazione concessa alla sua elezione a decano; il 14 gennaio dispose un’analoga proroga per il vice-decano Leonardo Sandri. La decisione fu resa pubblica il 6 febbraio, quando Francesco promosse anche Robert Francis Prevost all’Ordine dei Cardinali Vescovi, assegnandogli la sede suburbicaria di Albano, che sarà poi assegnata dall’attuale pontefice proprio al cardinale Tagle.

L’anno scorso, tra i nomi circolati come possibili successori di Bergoglio, ci fu soprattutto quello del segretario di Stato Pietro Parolin, precedentemente considerato anche uno dei candidati più accreditati alla guida del Collegio cardinalizio. La proroga di Re fu letta da diversi osservatori, e anche da questo giornale, come un possibile sbarramento a Parolin e al proscenio istituzionale che avrebbe potuto offrirgli nel successivo Conclave. Alla morte di Francesco, il 21 aprile 2025, sia Re che Sandri avevano superato gli ottant’anni e non poterono entrare in Sistina per votare. A dirigere gli scrutini fu quindi Parolin, in quanto cardinale elettore più anziano per ordine episcopale. Fu però Re a presiedere i funerali di Francesco, il 26 aprile, e la Messa pro eligendo Romano Pontifice, celebrata il 7 maggio, poche ore prima dell’ingresso dei cardinali in Conclave. Parolin guidò dunque solo le votazioni in Sistina, mentre Re occupò il proscenio pubblico e liturgico della transizione. Il precedente più significativo è quello di Joseph Ratzinger nel 2005. Da decano, presiedette i funerali di Giovanni Paolo II l’8 aprile e celebrò l’importante celebrazione eucaristica il successivo 18 aprile. Le sue omelie furono molto più che semplici interventi liturgici: Ratzinger parlò della crisi culturale dell’Occidente, del relativismo e della necessità di una fede salda, imponendosi come riferimento per cardinali e opinione pubblica. Il suo alto profilo e le parole pronunciate in quelle due occasioni lo resero centrale: i cardinali elettori, infatti, lo elessero Papa in un giorno solo. È questo il precedente che rende la promozione di Tagle particolarmente significativa. Il porporato filippino ha 69 anni ed è pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Già considerato papabile nel Conclave del maggio 2025, ora si ritrova al vertice del Sacro Collegio. In caso di una nuova Sede vacante, il decano convoca il Conclave e, se ha meno di ottant’anni, lo presiede: Tagle potrebbe dunque guidarlo, essendo elettore fino al 2037. Il decanato ovviamente non conferisce poteri per orientare il voto, né rende automatica una candidatura, ma offre una tribuna eccezionale: la guida delle congregazioni generali, quella delle celebrazioni preconclave e la conduzione dell’assemblea elettorale. Se Leone XIV dovesse disgraziatamente mancare, Tagle potrebbe occupare il proscenio che fu di Ratzinger nel 2005, cumulando la guida del Collegio con una visibilità pubblica difficilmente eguagliabile. Nel 2025 Re ebbe la ribalta liturgica e Parolin diresse le votazioni; Tagle potrebbe invece trovarsi nella posizione di svolgere entrambe le funzioni. Resta però il nodo della tempistica. La nomina può essere il normale avvicendamento dopo la proroga di Re; oppure Leone XIV può aver voluto affidare la funzione a una figura che stima e di cui da tempo è legato da profonda amicizia. Una domanda è perciò inevitabile: il Papa, consapevole delle proprie condizioni di salute, ha voluto anche assicurare che, in caso di un’improvvisa Sede vacante, il Collegio sia guidato da una figura a lui particolarmente vicina? La Chiesa e tutti i fedeli si augurano che Leone XIV riprenda presto il suo ministero e questo intervento chirurgico non autorizza certo alcun pronostico sul pontificato. Resta però il dato politico: alla vigilia dell’intervento Tagle è stato collocato in una delle posizioni più strategiche della gerarchia cattolica. E il precedente di Ratzinger ricorda che, in Vaticano, il proscenio conquistato durante una transizione può diventare molto più di un titolo.

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