Gerusalemme

Israele, il retroscena sulle elezioni. Le spinte Usa per il nuovo governo

Le elezioni in Israele si avvicinano sempre di più, mentre si riaccende con forza il pericolo di una nuova guerra in Medio Oriente contro Iran ed Hezbollah. Gli Stati Uniti rimandano questo scenario a dopo le Midterm, ma nel frattempo Washington starebbe lavorando per favorire la nascita di un governo alternativo a Gerusalemme.

Si tratterebbe di un esecutivo di “unità nazionale”, con Benjamin Netanyahu in carica per un massimo di due anni prima del suo ritiro definitivo dalla politica. Al suo fianco, secondo quanto riferito dal quotidiano Israel Hayom, la Casa Bianca punterebbe sull’alleanza con il partito “Yashar”, guidato dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot.

Una coalizione ampia, stabile e priva delle componenti più estremiste. Il ritiro di Bibi, secondo le indiscrezioni, sarebbe la condizione imprescindibile fissata da Eisenkot per la firma del patto, insieme all’abrogazione delle leggi approvate nell’ambito della riforma della giustizia e all’istituzione di una commissione statale d’inchiesta sugli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.

Contemporaneamente, l’amministrazione statunitense starebbe continuando a esercitare pressioni su Riad affinché aderisca agli Accordi di Abramo, in cambio di una maggiore cooperazione in materia di sicurezza che includerebbe la vendita di caccia F-35 e la realizzazione di un impianto nucleare civile.

Il progetto che gli Stati Uniti immaginano per Israele si muoverebbe in questa direzione e avrebbe l’obiettivo di porre fine ai conflitti regionali, raggiungendo nuovi accordi di pace con i Paesi arabi, a partire dall’Arabia Saudita.

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