Pietre contro poliziotti, cassonetti incendiati, insulti e minacce. Ecco come la protesta “studentesca”, da Roma a Bologna, da Milano a Torino ha confermato come le piazze pilotate cercano violenza e scontro, l’incidente e perché no, magari pure il morto. Poco c’entrano le rivendicazioni sul degrado nelle scuole, molto invece un movimento sovversivo che da Parigi a Roma, passando per Madrid cerca lo scontro sociale e nulla più. Le violenze di ieri sono stata condannate dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione, penso sempre che sia un fatto bello nella democrazia che le persone vogliano dire la loro. Cosa diversa è la violenza. Cosa diversa sono le bombe carta. Cosa diversa è aggredire le Forze dell’Ordine». E poi l’appello alle opposizioni: «Non voglio polemizzare su questo tema. Chiedo a tutte le forze politiche italiane di fare un appello a che ci siano manifestazioni numerose, numerosissime, partecipatissime, bellissime, senza violenza. Su questo chiedo chiarezza da parte di tutti, chiedo che tutte le forze politiche italiane condannino la violenza e non abbiano su questo timidezze. Perché è un fatto di responsabilità e ci riguarda tutti. Per il resto sono sempre contenta quando le persone partecipano».
Durissima la reazione del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: «Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico». Le tensioni più forti si sono concentrate a Torino, che già da qualche giorno vive la contestazione con la pesante occupazione di diversi istituti scolastici, e dove oltre 5mila manifestanti hanno attraversato il centro cittadino dietro striscioni come «No alla propaganda razzista» e «L’école est à nous». Sono state imbrattate di rosso e calpestate le immagini della premier Giorgia Meloni, dei ministri Valditara e Guido Crosetto, della segretaria del Pd, Elly Schlein e il logo di Leonardo, mentre davanti all’Ufficio scolastico regionale sono state lanciate uova e dato alle fiamme un carro armato di cartone. La protesta si è quindi spostata verso il grattacielo Intesa Sanpaolo, dove sono state scagliate pietre e bottiglie contro gli agenti ma il momento di massima tensione è poi arrivato in piazza Castello, davanti alla Prefettura: la polizia è intervenuta con idranti, lacrimogeni e una carica di alleggerimento. A frapporsi tra manifestanti e forze dell’ordine un gruppo di insegnanti, che formando una catena umana, tenendosi per mano, ha tentato di scongiurare ulteriori scontri.
La contestazione ha raggiunto anche il cuore delle istituzioni scolastiche nella Capitale. A Roma il corteo è arrivato davanti al Ministero dell’Istruzione tra cassonetti rovesciati, petardi, fumogeni e lanci di farina e bottiglie. Le immagini saranno vagliate dalla Digos per individuare i responsabili e ricostruire le singole condotte, fanno sapere dalla questura. Il Mim denuncia insulti e minacce contro Meloni e Valditara, il danneggiamento della bandiera italiana e aggressioni alle forze dell’ordine. A Bologna nei pressi della stazione si sono verificati lanci di sassi, bottiglie e uova contro gli agenti, mentre alcuni incappucciati sono stati fermati dagli stessi manifestanti e dalla polizia. Diverso l’epilogo a Milano, dove alcune migliaia di giovani hanno attraversato il centro con il corteo «Nessuno è straniero» e occupato l’ex obitorio comunale di via Francesco Sforza, destinato a diventare un polo didattico dell’Università Statale.
Netto il vicepremier Matteo Salvini, che distingue tra le proteste «civili, colorate, festose e giustamente oppositive» e quelle sfociate in disordini: «Abbiamo studenti che lanciano pietre e sassi contro la polizia: quelli non sono studenti, sono criminali e delinquenti, che è un’altra cosa».
