Mafia e appalti, Scarpinato s’arrocca alla poltrona. E Conte aggredisce senza ritegno

M5S cambia l terreno dello scontro. L’ex premier attacca il generale Mori e chiede le dimissioni di Colosimo. Accostato Totò Riina a Berlusconi. Fi: «Vergognoso e inaccettabile»

Il M5s tenta di ribaltare il senso del decreto con cui il gip Santi Bologna ha archiviato il dossier mafia-appalti, mettendo nero su bianco la attività depistante di Roberto Scarpinato. Il senatore 5stelle, affiancato dal suo leader Giuseppe Conte, sceglie una conferenza stampa per definire la seduta di martedì della Commissione antimafia «un ultimo capitolo di un conflitto profondo che si è aperto subito dopo le stragi del ’92 e del ’93 e che da allora non si è mai interrotto». In altre parole, una vera contrapposizione tra le procure di Caltanissetta e di Palermo.

Oggetto del contendere, il dossier mafia-appalti che per la procura del capoluogo siciliano, quindi per Scarpinato, il documento dei Ros di Mario Mori è una pista affetta da «severa miopia» e «approccio mistico e dogmatico», richiamando le parole della gip Graziella Luparello. Mentre per i magistrati nisseni il dossier mafia-appalti è concausa dell’attentato a Paolo Borsellino. In sostanza, per Scarpinato, la procura di Caltanissetta, sulla strage di via D’Amelio, «ha preso una cantonata che è passata alla storia». Sulla riunione del 14 luglio 1992 il gip scrive che Borsellino non fu volutamente informato che il giorno prima era stata firmata la richiesta di archiviazione. Mentre Scarpinato, sostiene che «nessuno dei presenti ha mai negato che quel giorno si parlò di archiviazione». E così la cornice storica messa in piedi in conferenza stampa punta a un effetto preciso: il decreto smette di essere un atto giudiziario da discutere nel merito e diventa un episodio di una guerra tra poteri. La mossa più netta è di Conte. «Chi ha chiesto le dimissioni di Scarpinato dice - ha la faccia di tolla», e a dimettersi dovrebbe essere la presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo. Poi snocciola una serie di episodi: la foto con Ciavardini, lo zio condannato per ‘ndrangheta, la chat di Del Mastro “scudata” dalla maggioranza, il caso Santanchè. Questioni di peso ma che non riguardano la sentenza del gip nisseno. L’aspirante premier, chiude con una promessa che «quando saremo noi maggioranza» arriveremo alla verità sulle stragi.

Inevitabili le reazioni. Forza Italia giudica «vergognoso e inaccettabile» l’accostamento tra Silvio Berlusconi e Totò Riina. Per il capogruppo azzurro in Antimafia Pietro Pittalis, il paragone è «gravissimo e infamante». Più duro il senatore Giorgio Salvitti (FdI) che accusa l’ex magistrato di aver mentito e tentato di alterare i fatti. «Nessuno vuole tappargli la bocca: chiediamo solo che racconti la verità», dice, ma dopo le dimissioni dalla Commissione «dove indegnamente siede». Insomma, lo scontro resta aperto: il centrodestra chiede chiarimenti e dimissioni, i Cinque Stelle parlano di delegittimazione. Staremo a vedere.

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