A Gioia Tauro, snodo dei container del Mediterraneo, i Tir si sono schierati a bordo strada nella zona del porto. Lo stesso accade vicino all’aeroporto di Lamezia Terme e, nel Cosentino, in prossimità degli svincoli dell’autostrada A2. In tutto sono circa 15 i presidi allestiti nelle province calabresi da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, che ha proclamato una protesta contro il caro carburante fino al 20 ottobre.
Non si tratta di un blocco. I mezzi pesanti restano fermi ai margini della carreggiata, sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine, senza interrompere il traffico. Il restringimento delle corsie basta però a rallentare la circolazione in diversi tratti. Alla protesta dei Tir si somma quella degli agricoltori, che da giorni presidiano strade e piazze della regione.
La conferma della mobilitazione era arrivata dopo l’incontro alla Cittadella regionale di Catanzaro tra l’assessore Antonio Montuoro e una delegazione della federazione. Il tavolo tecnico istituito dalla Regione è stato giudicato un primo passo, ma non sufficiente a fermare la protesta. Fedralog denuncia soprattutto la crisi di liquidità delle imprese e avverte che, in caso di ampia adesione, potrebbero risentirne anche i rifornimenti dei supermercati.
Prima ancora delle 8 richieste rivolte al governatore Roberto Occhiuto, la federazione chiede l’istituzione di una Consulta regionale dell’autotrasporto e della logistica. Dovrebbe diventare una sede stabile di confronto su carburante, tariffe, fiscalità, infrastrutture, accesso al credito e rinnovo delle flotte. Già per il 5 ottobre Fedralog aveva convocato gli autotrasportatori davanti alla Cittadella, lamentando l’assenza di risposte concrete da parte della Regione.
La tensione in Calabria cresce da settimane. Il primo ottobre agricoltori e camionisti avevano bloccato l’A2 allo svincolo di Pizzo, nel Vibonese. Di quella giornata è rimasto soprattutto il pianto di un manifestante, Antonio, le cui immagini hanno fatto il giro della rete.
Il fronte, del resto, non riguarda solo la Calabria. Dall’altra parte dello Stretto, da oggi e fino alla mezzanotte del 20 ottobre, è in programma il fermo degli autotrasportatori siciliani: mezzi immobili nei piazzali delle aziende e nessun semirimorchio ritirato dai porti. Oltre al prezzo del gasolio, il Comitato autotrasportatori siciliani contesta i ritardi nei pagamenti del Sea Modal Shift, l’incentivo che sostiene il trasferimento delle merci dalla strada al mare. Secondo il comitato, ogni camion perde fra 700 e 900 euro al giorno. “Oggi lavorare in perdita con il gasolio a 2,40 al litro non è più possibile”, ha sintetizzato il coordinatore Salvatore Bella, che non esclude di proseguire la protesta a oltranza. Anche la sezione Trasporti di Confindustria Catania ha annunciato lo stop delle proprie imprese, che si protrarrà fino al 22 ottobre.
I numeri spiegano la rabbia della categoria. Secondo i dati del ministero dell’Ambiente, la media mensile del gasolio è aumentata di circa 35 centesimi al litro rispetto a febbraio, superando a settembre i 2,16 euro. Le rilevazioni del Mimit del 10 ottobre indicavano il diesel self a 2,252 euro al litro sulla rete nazionale. “Il Sole 24 Ore” lega questa pressione alla crisi geopolitica e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, la attribuisce anche alla speculazione.
