Stesso posto, stessa ora, umore diverso. Dalla finestra del Palazzo apostolico da cui una settimana fa aveva sorpreso il mondo (e a quanto pare anche i suoi collaboratori) annunciando la malattia, il Papa è tornato ad affacciarsi su piazza San Pietro per l’Angelus. Cinque giorni di ricovero al Gemelli, un intervento di novanta minuti per rimuovere un adenocarcinoma al polmone, e poi la dimissione di ieri pomeriggio: uscito a piedi dall’ospedale, volto sorridente, mano alzata per salutare la folla radunata fuori. Che stia bene lo aveva detto, a modo suo, proprio quell’uscita. A metterlo nero su bianco ci aveva pensato il quinto bollettino medico, firmato da Luigi Carbone e Stefano Margaritora, il chirurgo che lo ha operato: viste le analisi del sangue, il controllo radiologico del torace e il quadro clinico, il Santo Padre “è stato giudicato idoneo alla dimissione”. Per i risultati degli esami istologici bisognerà invece aspettare qualche giorno.
Dalla finestra, il Pontefice ha commentato il Vangelo del giorno, quello del celebre “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. “In Gesù contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla”, ha detto. “Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilità umane. Chiede però di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia”. L’invito ai fedeli è a essere “veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene. Preghiamo il Signore che ci aiuti ad essere così”. Poi, a fine Angelus, il passaggio più personale. “Superata questa fase delicata, come sapete, adesso riprenderò gradualmente le mie attività. Sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere. Grazie ancora. Grazie a tutti e buona domenica”. I ringraziamenti sono andati a chi ha pregato per lui (“Ho sentito davvero il vostro sostegno, grazie”) e a chi lo ha curato: “Particolare riconoscenza esprimo ai medici, agli infermieri e a tutto il personale del policlinico Gemelli”. Con una riflessione che viene dritta dal letto d’ospedale: “Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraverso la malattia sono in una condizione di infermità”.
E l’agenda? Si riparte, ma senza fretta. Ieri sera Margaritora ha spiegato ai media vaticani che per il pieno recupero serviranno “una decina di giorni” e che “non ci sono motivi clinici” per rinunciare al viaggio in America Latina in programma dal 6 novembre. La macchina organizzativa, del resto, non si è fermata: nei giorni scorsi è uscita la lista dei media ammessi al volo papale. Si vedrà, a seconda di come andrà la ripresa. Restano in sospeso anche gli altri appuntamenti. Il 27 ottobre Papa Leone dovrebbe passare mezza giornata ad Assisi per l’evento conclusivo di Sant’Egidio, a quarant’anni dallo storico incontro voluto da Wojtyla. Il martedì è di solito giorno di riposo, con gita a Castel Gandolfo; mercoledì è calendarizzata l’udienza generale, e resta da capire se il Papa sarà in piazza San Pietro. Prima di salutare, un pensiero anche per le missioni: oggi si celebra la centesima Giornata missionaria mondiale. “Pensiamo a quanta storia missionaria in questi cento anni”, ha detto. “Preghiamo perché la Chiesa sia sempre fedele al mandato del Signore risorto: andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”.
