studenti violenti

Il solito odio rosso fomentato dai cattivi maestri: Meloni a testa in giù e pietre contro la polizia

Assalto al ministero con le bombe carta, caos a Bologna e Genova: “Uccidere un fascista non è reato”

Il solito odio rosso fomentato dai cattivi maestri della sinistra che fanno in il tifo per un autunno caldo in stile francese. Dallo sciopero della scuola alle manifestazioni contro il governo, il venerdì di protesta degli studenti si è trasformato in una giornata di tensioni in diverse città italiane. Da Roma a Genova, passando per Bologna, Torino e Verona, si sono registrati momenti di scontro, danneggiamenti e interventi delle forze dell’ordine. Nel mirino delle proteste anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, contestati durante i cortei con toni violenti e minacciosi. A Treviso, alcuni studenti sono fuggiti dalle finestre di un istituto per unirsi alla manifestazione, mentre a Verona dieci persone sono state fermate per i cassonetti incendiati.

È proprio da Roma, davanti al ministero dell’Istruzione e del Merito, che arriva la condanna più netta del titolare del dicastero. «Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico», ha dichiarato Valditara commentando la protesta degli studenti radunati davanti al Mim.

Durante la manifestazione sarebbero stati lanciati insulti e minacce contro Meloni e Valditara, oltre a petardi e bombe carta contro le forze dell’ordine. Il dicastero segnala anche il danneggiamento della bandiera italiana, il ferimento e l’intossicazione di agenti con pietre, bottiglie di vetro e fumogeni, oltre all’imbrattamento di monumenti. Per la manifestazione del «No Meloni day» era stato predisposto un massiccio dispositivo di sicurezza in viale Trastevere, dove ha sede il ministero.

Bologna, la condanna di Fratelli d’Italia

A Bologna, le proteste hanno provocato la reazione di Fratelli d’Italia, che denuncia i disagi alla circolazione e i danneggiamenti attribuiti ad alcuni manifestanti. «Purtroppo anche oggi le legittime manifestazioni studentesche sono state solo un pretesto per danneggiare la città, bloccare la viabilità e creare disagi a chi lavora e vive Bologna», afferma Gabriele Giordani, esponente del partito.

Nel mirino ci sono i cassonetti dati alle fiamme e le occupazioni di edifici che, secondo FdI, avrebbero messo a rischio l’incolumità di cittadini e lavoratori. Giordani definisce inoltre «intollerabili» le minacce rivolte agli esponenti del governo e alla presidente del Consiglio, chiedendo al sindaco Matteo Lepore di prendere le distanze dagli episodi. «Auspichiamo che i responsabili vengano individuati e rispondano dei danni causati», conclude.

Sulla stessa linea l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna, che contesta il comportamento di una parte dei manifestanti. «In piazza non ci sono gli studenti, ma una piccola manica di violenti, larga parte dei quali ricevono risorse dal Comune, come Labas», sostiene. Cavedagna accusa i partecipanti di aver attaccato la polizia e bloccato la città, impedendo anche ad altri studenti di raggiungere le lezioni. Da qui la richiesta di togliere gli spazi di vicolo Bolognetti a Labas.

Anche Marta Evangelisti, capogruppo di FdI in Regione, parla di un’ennesima «giornata di passione per Bologna e i suoi cittadini a causa dei soliti violenti». L’esponente del partito punta il dito contro quella che definisce una «minoranza prepotente», citando gli episodi nei pressi dei licei Copernico e Galvani, i cassonetti incendiati e le presunte pressioni per impedire l’accesso agli istituti. «Negare il diritto allo studio» attraverso comportamenti aggressivi, è la contestazione politica, rappresenta una contraddizione rispetto alle rivendicazioni avanzate in nome della scuola.

Genova, le sagome di Meloni e Valditara a testa in giù

A Genova la polemica si concentra sulle immagini della presidente del Consiglio e del ministro dell’Istruzione raffigurati a testa in giù e colpiti con uova durante la manifestazione. Un episodio che ha suscitato la reazione del senatore di Fratelli d’Italia Gianni Berrino.

«Le sagome di Giorgia Meloni e Giuseppe Valditara a testa in giù, bersagliate con uova mentre si inneggia a Tito e si grida “uccidere il fascista non è reato”, sono una vergogna», dichiara Berrino, che parla di una rappresentazione di odio e di una scarsa conoscenza della storia.

Il senatore richiama la figura di Tito e le responsabilità del regime jugoslavo nelle persecuzioni e nelle foibe, sostenendo che prima di utilizzare determinati riferimenti storici sarebbe necessario conoscerne le conseguenze. «Si attribuisce l’etichetta di fascista a chiunque non la pensi come loro, pretendendo così di legittimare l’intimidazione dell’avversario», aggiunge.

Berrino evoca inoltre gli anni di piombo e la tragedia di Sergio Ramelli, ucciso nel 1975 da militanti dell’estrema sinistra, per richiamare i rischi della demonizzazione politica. «Esprimo piena solidarietà a Giorgia Meloni e Giuseppe Valditara. Da tutte le forze politiche, a partire dalla sinistra, mi aspetto una condanna netta, senza alibi e senza minimizzazioni», conclude.

Da Torino a Verona, tensioni durante i cortei

Le proteste hanno interessato anche altre città. A Torino e Genova la polizia ha identificato persone che partecipavano alle manifestazioni con il volto coperto; a Torino gli identificati sarebbero otto. A Verona, invece, dieci persone sono state fermate in relazione agli incendi dei cassonetti. A Treviso, alcuni studenti hanno lasciato le aule passando dalle finestre per unirsi al corteo.

Una giornata che riporta al centro il confine tra diritto di manifestare e rispetto delle regole. Lo sciopero e il dissenso sono strumenti legittimi della partecipazione democratica, ma gli episodi contestati dalle istituzioni e denunciati dagli esponenti di FdI pongono una questione precisa: la protesta non può trasformarsi in violenza, intimidazione o impedimento al diritto degli altri studenti di frequentare le lezioni. Resta ora da accertare, caso per caso, la responsabilità dei singoli partecipanti negli episodi segnalati.

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