il sorpasso

Elon Musk ci porta nel futuro, l’Europa elettrifica il passato

Mentre Tesla presenta un’auto volante, Macron si fa fotografare a bordo di una nostalgica 2 Cavalli elettrica. Il confronto è impietoso

Elon Musk fa sollevare un’auto da terra. Emmanuel Macron sale sulla nuova 2 Cavalli elettrica al Salone di Parigi. Basterebbero queste due immagini per risparmiarci un convegno sul ritardo europeo. Da una parte si mette in scena ciò che fino a ieri sembrava impossibile; dall’altra si presenta il passato con la presa di corrente. Il futuro contro il modernariato ricaricabile. E poi ci domandiamo chi vinca la battaglia dell’immaginario. La Roadster mostrata in Texas si alza, ruota in aria, torna a terra. La 2 CV Concept recupera un’icona dell’automobilismo francese. Un’operazione commerciale legittima, magari anche intelligente: la nostalgia vende. Ma se un presidente cerca in quella nostalgia la fotografia del domani, il problema smette di essere automobilistico. Diventa politico, culturale e, soprattutto, comunicativo. Perché le immagini dicono quello che i discorsi ufficiali cercano disperatamente di nascondere. Musk invita a guardare avanti. Macron trova il futuro nell’album di famiglia.

Sia chiaro: nessuno pretende che una piccola utilitaria faccia le capriole o che una supercar risolva il tragitto casa-lavoro di milioni di persone. Il confronto riguarda l’ambizione che si sceglie di rappresentare. Anche la vecchia 2 Cavalli, nel suo tempo, incarnava una rottura: allargava l’accesso alla mobilità, prometteva autonomia, apriva possibilità. Il suo valore era portare le persone dove prima non potevano andare. Ridurla oggi a una rassicurante citazione estetica significa celebrarne la carrozzeria dimenticandone la lezione. Musk quella lezione l’ha capita. La tecnologia conquista quando rende desiderabile qualcosa che ancora non abbiamo. Una macchina che si stacca dall’asfalto produce un pensiero elementare e potentissimo: allora si può fare. È il principio di ogni progresso, prima che arrivino i consulenti a trasformarlo in una presentazione di ottantasette slide. Il talento comunicativo di Musk sta qui: offre un’immagine che chiunque comprende e che milioni di persone hanno voglia di condividere. Il pubblico diventa il mezzo di comunicazione. Lo stupore fa il lavoro che nessuna campagna istituzionale riesce a comprare.

Nell’Europa dei sermoni sulla transizione, invece, il cittadino viene troppo spesso convocato per conoscere la prossima rinuncia. Cambiare abitudini, adeguarsi, pagare, sentirsi in difetto. Il domani assume il tono di una circolare condominiale: si avvisano i gentili residenti che la loro vita dovrà restringersi. Qualcuno si stupisce se l’entusiasmo scarseggia. Abbiamo consegnato il racconto del progresso a chi sembra provare un piacere nello spiegare cosa non potremo più fare. E quando serve un po’ di calore, recuperiamo un modello dal passato. La nostalgia come coperta, la prescrizione come programma. Musk occupa lo spazio che questo linguaggio lascia vuoto: il desiderio. Può piacere o irritare, ma sa che nessuno si innamora di un adempimento. Le persone vogliono immaginare una vita più libera, più semplice, più sorprendente. Vogliono avere una ragione per aspettare domani. Una civiltà che ha inventato tanto dovrebbe saperlo senza bisogno di un tutorial dal Texas. Invece il suo rischio è diventare un magnifico museo, con le colonnine di ricarica nel parcheggio. La scena di Parigi, accostata a quella della Roadster, è spietata proprio perché non richiede spiegazioni. Uno prova a togliere le ruote da terra. L’altro cerca consenso rimettendo in strada un ricordo. Musk vende il futuro. Noi abbiamo elettrificato il rimpianto.

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