Il delirio immigrazionista tocca una nuova, preoccupante vetta. E mentre il centrodestra, tra mille difficoltà, si prodiga per arginare gli sbarchi, la sinistra ufficializza la sua priorità: regalare il nostro Paese agli immigrati.
La nuova puntata di questo romanzo dell’orrore giunge dalla rossa Emilia-Romagna. Una norma, quella approvata dalla Commissione Territorio e Ambiente dell’Assemblea legislativa della Regione, che cambia radicalmente le regole di assegnazione e spalanca le porte agli stranieri.
Il punto più controverso riguarda l’obbligo di lavorare per gli extracomunitari. Attualmente, quelli che vivono in Italia con un permesso di soggiorno di almeno due anni, per avere accesso alla graduatoria pubblica, devono svolgere un’attività lavorativa regolare. La Regione propone di eliminare questo requisito. Inoltre, viene cancellato il requisito dell’inserimento in percorsi di politiche attive del lavoro, certificati dai servizi competenti, per continuare a vivere nell’alloggio popolare. Per la serie: l’ennesima deriva assistenzialista, tanto cara ai grillini.
Sul tema è intervenuto, con un lungo post su Facebook, il sindaco di Ferrara Alan Fabbri. «Purtroppo, nella nostra Regione sta accadendo qualcosa che ritengo molto grave e che riguarda i criteri di assegnazione delle case popolari. Quando ho ricoperto il ruolo di consigliere regionale, ormai dieci anni fa, sono riuscito a strappare all’Assemblea legislativa, dopo una lunga battaglia politica, una clausola importantissima: per fare richiesta di una casa popolare in Emilia-Romagna occorre avere almeno tre anni di residenza o di attività lavorativa sul territorio regionale. Ne avevo chiesti cinque, in realtà, ma alla fine siamo comunque riusciti a ottenerne tre. Una misura che ho sempre rivendicato e difeso, per evitare che chi arriva oggi nelle nostre città possa avere immediatamente accesso alle graduatorie delle case popolari».
Fabbri si è poi soffermato sul terzo punto della legge, che, a suo avviso, evidenzia come la sinistra abbia spalancato le porte agli extracomunitari. «Stop ai punteggi aggiuntivi per gli anni di residenza o di attività lavorativa. È proprio questo il criterio che ci ha permesso di rivoluzionare il rapporto tra italiani e stranieri nelle case popolari, prima a Bondeno e poi, nel 2019, quando sono stato eletto a Ferrara. Grazie a questa misura siamo riusciti a riconoscere un punteggio maggiore a chi vive e lavora da più anni sul nostro territorio, contribuendo alla sua crescita e al mantenimento del nostro sistema di welfare, e che magari, dopo una vita di sacrifici, si è improvvisamente trovato in difficoltà».
La conclusione di Fabbri esprime tutta la sua amarezza. «Purtroppo, temo che queste modifiche diventeranno presto realtà e ridisegneranno completamente le graduatorie che vediamo oggi, non solo a Ferrara, ma nel resto della regione. E noi sindaci avremo le mani legate». In sostanza, d’ora in avanti, per i cittadini extracomunitari che soggiornano regolarmente sarà sufficiente il possesso di un permesso di soggiorno di almeno due anni. «Dareste casa vostra a chi è appena arrivato in paese e non ha un lavoro? si chiede Tommaso Fiazza, consigliere regionale della Lega La sinistra in Emilia-Romagna, evidentemente, sì. Ma non le proprie case: quelle pagate con i soldi degli emiliano-romagnoli, con le tasse di chi si alza ogni mattina, lavora e mantiene la propria famiglia».
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