economia
Italia-Francia: da Fincantieri ad Alitalia e Tim, i dossier che scottano/Adnkronos (3)
(AdnKronos) - Anche un anno fa, il nome di Air France è spuntato come partner della maxi cordata a quattro con Delta, Easyjet e il fondo Cerberus. Per non parlare della vicenda del 2008 quando la trattativa naufragò in piena campagna elettorale e il lancio da parte di Silvio Berlusconi della cordata dei patrioti. Air France entrò poi nel capitale di Alitalia con il 25%. Ora si parla di una quota del 20%. Anche se l'esito di questa vicenda è incerto, è verosimile, invece, che lasciare il mercato italiano alla rivale Lufthansa, altro potenziale partner di Alitalia, sarebbe un boccone non facilmente digeribile anche per un colosso come Air France-Klm. Rischiano poi di andare in rotta di collisione con il governo anche i rapporti di un altro gruppo francese, Vivendi, che è primo azionista di Tim con circa il 24%. La società capitanata da Vincent Bollorè, che in passato aveva espresso il ceo di Tim Amos Genish, è stata messa in minoranza nel consiglio di amministrazione quando a maggio scorso l'assemblea dei soci ha indicato dieci dei quindici componenti del board dalla lista presentata dal fondo attivista Elliott: di fatto Vivendi con cinque consiglieri rischia di subire la decisione che potrebbe essere assunta sulla rete, considerata strategica, con Elliott che spinge verso un percorso di separazione. Mentre la proposta avanzata all'Agcom dall'allora capo azienda Genish all'Agcom per la separazione societaria ha ricevuto un giudizio negativo dall'Autorità proprio perchè l'asset sarebbe rimasto al 100% in capo a Tim. Punti di vista diversi con Elliott, quindi, ma soprattutto con il governo che, nel decreto fiscale, ha introdotto incentivi per la creazione di una rete unica per la fibra che in sostanza potrebbe avvantaggiarsi del meccanismo di remunerazione degli investimenti, o rab, che oggi si applica alle reti energetiche. Qui ha grande importanza il ruolo di Cdp che è entrata in Tim con una quota di circa il 5%: la Cassa è azionista al 50% con Enel di Open Fiber, la società che sta posando la fibra nelle aree bianche, cioè a fallimento di mercato. E che quindi in un'ottica di rete unica potrebbe essere protagonista di una fusione. Grandi partite industriali, dunque, ma non solo tra i dossier italo-francesi. A infiammare gli animi, soprattutto, sul versante italiano c'è il destino della nuova linea ad alta capacità Torino-Lione. Il 9 gennaio scorso la commissione tecnica incaricata dal Mit ha consegnato l'analisi costi-benefici che, insieme con l'analisi giuridica, andrà condivisa nel Governo e con la Francia.