1969

Cinquant'anni fa la Luna era un traguardo politico

Massimiliano Lenzi

Che tempi erano quelli della guerra per la Luna. Gli anniversari sono spesso retorici ma quando si tratta dello spazio il rischio della noia non si corre. Mezzo secolo fa, era d’estate, era di luglio, l’uomo sbarcò sulla Luna. Le frasi storiche si potrebbero consumare a iosa, “un piccolo passo per un uomo ma un grande passo per l’umanità”, la grande conquista dello spazio e via discorrendo. La verità è che più che l’uomo sulla Luna ci sbarcarono gli americani. Con tanto di sventolio della bandiera a stelle e strisce. Si perché in piena guerra fredda, e nel 1969 il duello tra Usa ed Unione Sovietica era in continuo svolgimento, le guerre stellari le vinsero gli americani e di rimbalzo un po’ anche noi europei: italiani, francesi, inglesi. Insomma noi occidentali ed atlantisti. Ricordarlo oggi, mezzo secolo dopo, è importante perché la storia più scorre il tempo più tende a velarsi di romanticismo, soprattutto quando riguarda la sfida dell’uomo ai propri limiti. Ma di romantico nella battaglia per arrivare sulla Luna non ci fu quasi nulla se non l’avercela fatta. Le ricerche, la scienza, gli studi, i tentativi, i sacrifici, i rischi ed i fallimenti, furono tutte variabili di una guerra per il Potere. Sì, il Potere dell’immaginazione e della forza. L’immaginazione perché con un mondo diviso in blocchi, i comunisti da una parte e gli occidentali dall’altra, metter piede sulla Luna rappresentava qualcosa di più di una vittoria della ricerca e della scienza. Incarnava il Potere dei sogni, di essere dove nessun uomo era mai stato, su quel pallino in cielo cantato dai poeti, da Leopardi a D’Annunzio, da cantanti come Frank Sinatra, disegnato e colorato dai pittori, immaginato da milioni di uomini e donne, dai più piccoli ai più grandi, in tutto il mondo. Si può dire volendo essere cinici sino in fondo che il 1968 con i suoi moti e lo slogan “l’immaginazione al Potere” venne completamente ribaltato, nel 1969, con l’allunaggio americano in “il Potere è immaginazione”. Ma reale. Di quella guerra costata milioni di dollari e di rubli ad americani e russi oggi non sembra importare molto al mondo multipolare e confuso ma non potrà durare così a lungo. E tra poco scopriremo perché. Nel caos, del resto, viene fuori sempre il più forte che comanda. Perciò rivedere adesso - che i potenti sono Trump, la Cina, Putin - la copertina del “Time”del 6 dicembre 1968, con l’immagine della Luna disegnata e la corsa di due astronauti sospesi nello spazio, uno sovietico e l’altro americano, è la migliore sintesi di quel che accadde 50 anni fa e chissà, magari potrebbe riaccadere con Marte come traguardo. Il titolo del “Time” di allora fu profetico: “Race for the Moon”, la corsa per la Luna. Prudenti, questi del “Time”, avrebbero potuto scrivere con più cattiveria war for the Moon, la guerra per la Luna. Dettagli. L’Apollo 11, la missione spaziale americana, il 20 luglio scese sulla Luna, e il trofeo politico di quella guerra con i comunisti fu vinto dagli Stati Uniti. Una vittoria densa di spettacolo, le dirette televisive, e di epica. Un grande evento mediatico oltreché politico e spaziale, visto dal pubblico dell’intero Pianeta (o quasi). Gli Stati Uniti erano arrivati sulla Luna, ma come sono forti questi americani! Dopo quella vittoria ci saranno altre sfide spaziali tra Usa e Urss ma la crisi sovietica ed il crollo del comunismo renderanno eterna la vittoria a stelle e strisce. E oggi, che lo spazio sembra tornato ad essere soprattutto un sogno per i poeti, Marte potrà diventare il prossimo traguardo politico per il Potere? Il Presidente Usa Donald Trump, uno avvezzo alle sfide (che piaccia oppure no) non molto tempo fa ha buttato là un’idea di battaglia che fa nuovamente pensare alle guerre stellari. Quale? Eccola. “Molto presto - ha detto Trump - pianteremo la nostra bandiera su Marte”. Lo ha annunciato nel discorso fatto per il giorno dell'Indipendenza al Lincoln Memorial, discorso dove ha descritto l'America come “il Paese più eccezionale della storia”, anche per le sue conquiste nello Spazio. Prima di raggiungere Marte, però, il programma spaziale americano prevede il ritorno sulla Luna entro il 2024. Perché la Luna verrà poi usata come base di partenza per future missioni verso il Pianeta Rosso. La NASA da tempo è al lavoro su questi nuovi obbiettivi. Trump ha tracciato il nuovo traguardo politico spaziale, la corsa verso Marte è aperta. Si tratta adesso di capire se gli americani gareggeranno da soli o qualcuno avrà i mezzi ed il coraggio di sfidarli. Aspettando magari una nuova copertina del “Time”: la corsa per Marte. “Race for the Mars”.