TRA MERCATO E INTER

Di Francesco: Dzeko gioca. Monchi: la Roma non smobilita

Erika Menghi

Monchi anticipa Di Francesco in conferenza stampa alla vigilia di Inter-Roma e con una premessa di mercato spera di archiviare subito il tema più caldo del momento, dando maggior rilievo al campo: «Sono troppi giorni che la Roma viene descritta come una società in mobilitazione. Ho letto addirittura che staremmo cedendo giocatori a loro insaputa. Questo è molto distante dalla realtà. Non è una colpa avere in rosa tanti giocatori forti che interessano ai grandi club. Se arriva un’offerta sarà mio compito valutarla, ma la Roma non va a caccia di proposte in giro per il mondo e non vuole ridimensionare la rosa, anzi. Il nostro obiettivo è rinforzare la squadra. Ho fatto il triplo di telefonate rispetto a quelle che ho ricevuto. Un direttore sportivo è sempre contento quando i nomi che segue non escono, ma non pensate che stiamo dormendo». Nessuna smentita sulle cessioni di Palmieri e Dzeko, sempre più vicini al Chelsea, ma una precisazione che racconta della volontà dei calciatori stessi di trasferirsi. Poi sarà il tempo degli acquisti, perché chi esce va sostituito. Intanto, però, va in campo e da titolare: «Edin – dice Eusebio – è motivatissimo e giocherà dal 1’ minuto. Mi auguro che possa essere determinante. Io sono sereno, non mi piacciono le parole, ma i fatti. Ultimamente abbiamo fatto pochi fatti, o perlomeno nell’ultimo periodo non abbiamo dimostrato di essere quelli che eravamo. Servono prestazioni, non chiacchiere». Ma il vento delle cessioni e le pretese abbassate, vedi le parole di Kolarov sull’arrivare tra le prime 4, lasciano l’impressione che la Roma abbia mollato i suoi obiettivi: «Io –ribatte Di Francesco – non penso che scendiamo in campo per arrivare ottavi. Non ho mai parlato di scudetto, ma di dar fastidio agli altri e di migliorare la nostra classifica. È normale che le ultime prestazioni ci fanno vedere ancora di più che dobbiamo migliorare. Siamo ugualmente competitivi per andare in Champions. Adesso parlare di scudetto non è corretto, i punti dicono che ce la possiamo ancora fare ma siamo distanti. Ѐ una settimana molto importante per definire gli obiettivi e per dare una risposta su chi siamo veramente. Se si scende in campo demotivati è assurdo, se dovessi pensare una cosa del genere me ne starei a casa. Non credo che la squadra nell’ultimo periodo abbia mollato, magari non ha avuto la forza, la determinazione di altre occasioni. Il problema, vi assicuro, è psicologico». L’ambiente non rende le cose più semplici: «Qui si vive di eccessi. La verità è che non siamo ancora forti e competitivi al livello delle squadre che stanno davanti. Non ci dimentichiamo che l’anno scorso questa squadra è arrivata seconda ma è uscita in Champions ai preliminari. Mi sembra che qualcosa di buono l’abbiamo fatta. Non ci dobbiamo accontentare di questo, non faccio mai paragoni con l’anno scorso, dimostrerei io in primis di accontentarmi di quello che è stato un obiettivo fine a se stesso. Se diciamo “tanto Roma è così” o “tanto la politica è così” non cambieremo mai. C’è bisogno di un gruppo che si muova in una direzione differente e con grande convinzione. Sono convinto che si può fare, diventando forti più dentro che fuori». Bisogna essere forti soprattutto in questo periodo, quello che «ogni allenatore odia», parola Di Francesco: «Ho cercato di alzare tantissimo l’attenzione sulla nostra professionalità che è la cosa più importante. L’amor proprio del lavoro, non dico tanto il senso di appartenenza anche se secondo me è la cosa più importante di tutte perché quando si vive in un contesto bisogna sentirsene parte. Pretendo che i miei giocatori si concentrino sulla partita». Schick difficilmente farà parte dell’undici iniziale, visto che «non ha la testa libera e non può giocare da nessuna parte, fa fatica. Deve ritrovare la condizione e ha lavorato per questo. Le risposte le darà il campo». Sotto ogni punto di vista.