Altrotempo

Collio day

Livon, Venica, Marco Felluga. E ancora Toros, Il Carpino, Ermacora, Collavini. Nomi e cantine che hanno in comune l’appartenenza a un territorio, il Collio, che per il secondo anno consecutivo ha deciso di concedersi una «festa» nelle principali città italiane – da Milano a Torino, da Venezia a Bologna, a Napoli e Roma – per far conoscere i propri vini. Ma anche i prodotti del territorio visto che per un giorno, il 12 novembre, nei ristoranti e nelle enoteche che partecipano all’iniziativa ci saranno anche degustazioni di formaggio Asiago e di affumicati e carpacci di trota, un altro dei vanti di questa zona. Un territorio che fin dall’epoca romana è stato riconosciuto come particolarmente adatto alla coltivazione della vite e alla produzione di vini e che già nel 1700 aveva visto la creazione – per fini fiscali, purtroppo – delle prime microzone suddivise in base alla qualità dei vitigni, dai più pregiati a quelli meno meno importanti. Oggi il Consorzio del Collio – fra i primissimi nati, nel 1964 – raggruppa oltre 200 aziende e di queste 110 hanno una propria etichetta, con una produzione che nel 2013 è stata di sei milioni e mezzo di bottiglie e un incremento previsto quest’anno del 15 per cento. Il Collio è un territorio di frontiera, 1400 ettari di vigneti che distendono tra Gorizia – che gli austriaci chiamavano la Nizza dell’Adriatico – Dolegna, Farra d’Isonzo, Oslavia, in una mezzaluna a nord-est del Friuli, tra l’Italia e la Slovenia. Un lembo di terra che ha alle spalle le Alpi che lo proteggono dai venti freddi ma aperto a quelli che arrivano dal mare, distante solo venti chilometri, e che servono ad «asciugare» e ventilare dall’eccessiva umidità. Un microclima ideale, che consente notevoli escursioni termiche fra il giorno e la notte, importantissime per fissare i profumi sulle uve. Ma a rendere particolari questi vini è anche la particolarità del suolo, che qui chiamano Ponca, un impasto di marne arenarie, frutto di stratificazioni millenarie, ricche di sali e altri microelementi. Mineralità e sapidità che si ritrovano nel bicchiere quando si beve una bottiglia prodotta nel Collio. E se fino a qualche decina di anni fa questi vini, come gran parte dei bianchi, si bevevano tutti «freschi» nel giro di un anno o due, adesso si sta provando anche a farli invecchiare. Con risultati assai interessanti che hanno stupito gli stessi viticoltori. Così oggi si parla di bottiglie che hanno anche 15 anni, nate non per durare così a lungo, ma che una volta stappate hanno regalato ottimi assaggi. Nelle degustazioni che si svolgeranno il 12 novembre (a Roma all’Enoteca Giansanti in via dei Conciatori 18, tel. 06 5755038 www.enotecagiansanti.com oppure al ristorante la Fiorentina 1942 in via A. Doria 20-22 tel. 0639737019 www.fiorentina1942.com) ci saranno quasi tutti i produttori del Collio con la loro produzione: dalla Malvasia istriana al Friulano alla Ribolla gialla (il cui colore è stato ripreso come «simbolo» del Consorzio) fino al Collio per il quale il disciplinare oggi prevede un uvaggio libero.