Altrotempo

Passitaly

  Viti basse, ad alberello, quasi nascoste nelle conche del terreno, per difendersi dal vento e conservare il più a lungo possibile quel poco di acqua che regala la scarsa pioggia. Si presentano così, a Pantelleria, le vigne di zibibbo, arrampicate su terrazze a strapiombo sul mare, lembi da secoli strappati alle colline, che regalano alla fine uno dei migliori vini dolci italiani, il passito che prende il nome dall’isola. Un vino antico per un vitigno che arriva dall’Egitto, il Moscato di Alessandria, particolarmente dolce e profumato, tanto che già Magone, generale cartaginese, nel 200 a.c., ne descriveva così la produzione: «Si raccoglievano i grappoli maturi, avendo cura di eliminare quelli ammuffiti o guasti, poi si esponevano al sole su una canna, curando di proteggerla dalla rugiada, coprendoli durante le ore della notte. Quando i grappoli erano diventati secchi si staccavano gli acini in una giara ricoprendoli di mosto. Dopo sei giorni si spremevano e si raccoglieva il liquido. Ultimata questa operazione, si pigiava la vinaccia aggiungendovi del fresco fatto con altra uva tenuta al sole per tre giorni. Infine sigillava il vino in vasi di creta, da aprirsi dopo una fermentazione di venti, trenta giorni». Il procedimento attuale non si differenzia poi così tanto da quello di oltre duemila anni fa, l’uva viene ancora oggi lasciata appassire sui graticci al sole e poi avviata in cantina. Quello che è cambiato, per produrre un vino di assoluta qualità, è il controllo della fermentazione. «Lo zibibbo è una signorina capricciosa – racconta Giacomo D’Ancona, proprietario della cantina Solidea che produce anche il Moscato e un bianco, Ilios – con la concentrazione zuccherina che ha bisogna tenerlo molto sotto controllo». Concentrazione che obbliga tutti i vignaioli dell’isola a produrre vini con una gradazione alcolica mai sotto i 13 gradi. Il risultato di tanto lavoro – la raccolta avviene tutta manualmente, a partire dalla metà di agosto e alle prime ore del mattino per evitare le ore più calde – è un passito che non teme rivali, profumatissimo e che in bocca regala note di uva passa, albicocca disidratata, con una scia finale di salinità. E vista la straordinaria qualità, a Pantelleria si svolgerà, nella prima decade di settembre, «Passitaly», manifestazione tutta dedicata a questo tipo di vino. Sarà una sorta di fiera naturale diffusa nella quale cantine locali, italiane e mediterranee si apriranno e metteranno in vetrina i propri passiti con degustazioni e aperitivi che accompagneranno premiazioni, serate di gala e di musica, oltre a iniziative culturali come mostre e concorsi. Un evento che si pone l'obiettivo di valorizzare il passito naturale, ma che coinvolgerà anche gli altri aspetti dell'enoturismo a cominciare dalla vite ad alberello, patrimonio dell'Unesco. E trascinerà con sé anche gli altri prodotti della gastronomia pantesca (ad esempio i capperi) e le bellezze naturali e paesaggistiche.