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A Marsala Nord e Sud uniti nel nome della famiglia Florio

Se mai vi capiterà di andare a Trapani c’è una parola, un cognome, che sentirete pronunciare prima di tutto. Quasi un grido primordiale di questo angolo occidentale della Sicilia: Florio. E non solo perché l’aeroporto di Trapani è dedicato a Vincenzo Florio. Dire Florio significa immergersi nella storia di questa terra, nella sua identità, nelle vite di centinaia di persone che, grazie a questa famiglia di imprenditori, hanno trovato lavoro e costruito il proprio futuro. Florio vuol dire tonnare, una compagnia di navigazione, fonderie, una fabbrica di ceramiche ma, soprattutto, marsala. È il 1832 quando Vincenzo Florio costruisce le cantine in pietra di tufo in un tratto di spiaggia a Marsala. Il successo arriva nel 1855, anno in cui arrivano i primi profitti. Da quel momento inizia l’ascesa. Nel 1904 Florio costituisce, insieme con altri otto imprenditori marsalesi, la S.A.V.I. (Società Anonima Vinicola Italiana) che, nel 1924, passerà sotto il controllo della Cinzano. Poi la guerra e i bombardamenti che obbligano ad una lenta ricostruzione delle strutture dannegiate. Tra la metà degli anni ’80 e i primi anni ’90 il marsala conosce una nuova stagione di successo. Ma è nel 1998 che arriva la vera svolta quando l’Illva S.p.a. acquisisce il controllo dell’intero pacchetto azionario della S.A.V.I. Florio, di cui già possedeva il 50%. Messo così a molti questo passaggio di proprietà non dirà nulla. Ma l’Illva è un’altra storia italiana di successo. Fondata nel 1947 a Saronno è l’azienda produttrice del famoso amaretto. In un Paese in cui in tanti, troppi, giocano sulla contrapposizione tra Nord e Sud, sono i vini liquorosi a realizzare un’inedita riunificazione. Oggi, al timone di questa «corazzata tricolore» c’è Augusto Reina. E basta guardare negli occhi lui e sua moglie, sentirli raccontare dei loro pranzi di Natale con la famiglia e i dipendenti in Sicilia, per capire che la passione è la stessa con cui, nel 1833, iniziò tutto. Non è stato facile lottare contro i pregiudizi di chi li sconsigliava di investire in questo territorio. «Fallirete» era la vulgata comune. Si sbagliavano. Nel tempo le cantine Florio, pur mantendo la loro identità, sono state trasformate (agli Oscar del vino 2014 è arrivato il premio come migliore azienda vinicola). E oggi chi le visita può intraprendere un viaggio che, partendo dalle origini (i vini vengono ancora affinati nelle storiche botti) si completa all’interno della moderna enoteca (dove oltre a Florio si possono trovare anche le altre etichette del gruppo, Corvo e Duca di Salaparuta). In mezzo il passaggio nella sala di degustazione Donna Franca. E qui la memoria viaggia indietro agli inizi del ’900 quando, si racconta, una donna palermitana, moglie di Ignazio Florio, rivaleggiava addirittura con la Regina Margherita in una gara a chi avesse il giro di perle più lungo. Una donna che si meritò da Gabriele D’Annunzio l’appellativo di «unica». Un po’ come il marsala Florio.