Wild Turkish pub, sogno barocco con oltre settecento distillati
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Togliete comunque la parola pub dalla mente perché siamo in un luogo di una bellezza incomparabile con la magnificenza del buon bere: 600/700 etichette di vino, 11 birre alla spina a rotazione e 200 in bottiglia. Artigianalità è il leit motive, demodè in un epoca come questa, ma Bruno non demorde perché il suo essere sa di sincero, di vero e di ricerca continua: «Io sono qualcuno mai arrivato – sottolinea – altrimenti farei un altro mestiere». Il pub riconduce ai locali del dopolavoro di Manchester, ma sa anche di Francia e di Venezia. Gli stucchi sono bellissimi e realizzati in zona. «Ci vuole un po’ di tempo ma poi il cliente ci arriva, la clientela va guidata verso la cultura del bene bere. Abbiamo 600/700 bottiglie in mescita di superalcolici. Chiedo al produttore molta collaborazione, continua. In questa zona ho rapporti con Capovilla, un distillatore importante, acuto. Oltre a questo si degustano cognac, armagnac, calvados, whisky». Nello staff ci sono ragazzi ventenni che hanno voglia di crescere, racconta ancora Bruno. «Ti danno la carica per viaggiare, per vedere. Tutti i lunedì, quando siamo chiusi, lo staff va in giro per assaggiare, per conoscere cose nuove. Oltre ai distillati ci sono i sigari nella saletta per soli 14 eletti. Quattordici posti frutto di un bellissimo rapporto con un ricercato tabaccaio di Vicenza». Ma c'è chi arriva al Turkish anche perché dice che... le patate sono strepitose. Le coltiva Franco Masiero che produce anche un merlot in purezza in un appezzamento biodinamico a 700 metri. E insieme alle patatine si mangiano piatti unici come carpacci di pesce, tagliate e panini, formaggi francesi e della zona. «Per noi non è un momento di crisi, vista la scomodità della location – racconta ancora Bruno – Qui la gente ci viene perché sa che ci siamo da sempre, per arrivare a piedi ci sono due chilometri dal primo centro abitato. Noi però siamo sempre a dare e sempre a ricercare. Se non arrivano è colpa nostra, sono 27 anni che siamo fuori dal mondo». Bruno è appoggiato dalla sua compagna Daniela che sta attivando anche la saletta del tè. «Ne abbiamo tanti da tutto il mondo, una sessantina circa. Stiamo creando una carta insieme a Madame Zeng. Abbiamo preso appuntamento un anno prima per parlare con lei». Per chi preferisce lo champagne ne troverà una sessantina in carta. Non si tralascia nulla, neanche il caffè, selezione di miscele da piccole torrefazioni.






