Altrotempo

Brezel

È più tedesca del Maggiolino Volkswagen e dei pantaloncini di pelle ma, probabilmente, è nata in Italia: la brezel, il classico pane della tradizione germanica, è anche il panino più antico del mondo. Prima di diventare, nella sua forma più imponente (un mezzo chiletto buono), uno dei simboli dell’Oktoberfest bavarese, la brezel ha iniziato ad apparire sulle tavole sin dal Seicento dopo Cristo e ha la sua «preistoria» nel pane rotondo romano. La brezel, in italiano c’è anche chi la chiama «il» brezel, ma in tedesco il sostantivo è femminile, è un «filo di pasta» intrecciato. La nascita di questo pane, e parliamo dell’epoca nella quale i longobardi invasero l’Italia, è dovuta alla necessità di riutilizzare delle striscioline di pasta avanzata da altre lavorazioni. La forma richiama il gesto delle braccia incrociate in segno di penitenza. Era un pane quaresimale, nonché la classica merenda per i più piccoli, caratterizzata da una «biscottatura» ottenuta con un particolare procedimento e abbondantemente cosparsa di sale grosso. La brezel, nata nei monasteri italiani e francesi, era un «pretium», un premio, in latino, per i bambini buoni. Poi il «pretium» migrò verso il nord e l’est, cambiò un po’ il suo nome, diventando un «classico» della bassa Germania, e poi dell’Austria, della Svizzera e dell’Alto Adige. C’è anche chi sostiene che il nome derivi invece da «brachiolum», braccia in latino, divenuto poi «brezzila» in tedesco antico e infine brezel. È uno spuntino adatto a tutte le ore: si inizia al mattino presto, quando in tutte le Bäckereien, le panetterie, da Monaco a Stoccarda, è possibile trovare le butterbrezel, cioè le brezel imburrate che, per la consuetudine linguistica tedesca, vengono composte in una sola parola. Il procedimento è semplice: il fornaio taglia in due la forma di pane, la imburra e poi la richiude. C’è chi la mangia sorseggiando un italianissimo cappuccino, ma anche chi ci mette vicino una fetta di salame. La Germania è un paese freddo e bisogna fare colazioni... sostanziose. La brezel diventa poi la compagna ideale per un pranzo veloce e gustoso: parcheggiata accanto a un paio di würstel bianchi con abbondante senape. Sconsigliato berci l’acqua, assolutamente non in grado di «lubrificare» lo spuntino, meglio la classica birra. Sarà possibile incontrare la brezel a tavola anche a cena, per accompagnare un bel tagliere di salumi e formaggi; anche in questo caso il sodalizio brezel-birra si rivelerà solidissimo. Quella forma curiosa, che dovrebbe richiamare penitenti braccia incrociate, per alcuni è semplicemente finalizzata ad infilare i pani croccanti in lunghi bastoni, per un trasporto pratico. Certo è che nei locali caratteristici, tedeschi e austriaci, è possibile trovarle già sulle tavole con tovaglie rigorosamente a scacchettoni, sistemate su trespoletti di legno. Quei supporti, con le brezel ordinatamente infilate, possono diventare anche di peltro o, sulle nobili tavole degli Asburgo, di luccicante argento. Non fatevi ingannare dalle «sorelle povere»: le brezel secche che è possibile trovare in qualche supermercato in bustine di cellophane e anche, piccolissime, in forma di salatino. La brezel è un pane, unico e gustoso, non un cracker o un biscotto salato. E chi vive lontano dal circolo della «Germania felix» e si trovi in crisi di astinenza da brezel, può andarle a cercare in qualche fornitissimo supermercato. A Roma, da qualche settimana, una nota catena austriaca offre ai suoi clienti quel pane croccante divenuto simbolo stesso della «dieta germanica». L’invasione è cominciata.