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Chirurgia refrattiva: quando il laser può migliorare la qualità di vita
Per chi è affetto da un difetto visivo, occhiali e lenti a contatto rappresentano soluzioni efficaci e sicure. In alcuni casi, però, è possibile ridurre la dipendenza da questi supporti attraverso la chirurgia refrattiva.
Ne parliamo insieme al professor Francesco Bandello, primario dell’Unità operativa di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, al dottor Federico Bertuzzi, oculista dell’équipe, e al dottor Karl Anders Knutsson, responsabile del servizio di chirurgia refrattiva della stessa unità operativa.
Perché i difetti della vista sono così diffusi
I difetti refrattivi interessano una parte sempre più ampia della popolazione. In particolare, la diffusione della miopia è associata a diversi fattori ambientali e comportamentali, tra cui l’aumento delle attività da vicino e la riduzione del tempo trascorso all’aperto, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza.
A questo, si aggiunge l’invecchiamento della popolazione, che porta a un aumento della presbiopia, cioè la progressiva difficoltà a mettere a fuoco da vicino legata ai naturali cambiamenti del cristallino.
Questo non significa che la chirurgia sia necessaria per tutti: occhiali e lenti a contatto restano la scelta più adatta per molte persone. La chirurgia refrattiva può essere valutata quando il paziente desidera ridurre la propria dipendenza dalla correzione ottica e presenta caratteristiche oculari compatibili con l’intervento.
L’obiettivo della chirurgia refrattiva
L’obiettivo principale della chirurgia refrattiva è ridurre la dipendenza da occhiali e lenti a contatto, correggendo il difetto visivo attraverso una modifica controllata della cornea.
«La chirurgia refrattiva non deve essere considerata un intervento puramente estetico - spiega il professor Francesco Bandello, primario dell’Unità Operativa di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano -.
L’obiettivo è migliorare la qualità di vita del paziente, sempre partendo dalla sicurezza e dall’appropriatezza dell’intervento.”
È importante, però, avere aspettative realistiche: la chirurgia non garantisce necessariamente una visione perfetta e non arresta i normali cambiamenti della vista legati all’età.
Le caratteristiche del paziente da valutare
Prima di un intervento, non basta conoscere il numero di diottrie. Vengono valutati l’età, la stabilità del difetto refrattivo, la forma e lo spessore della cornea, la superficie oculare, la qualità della lacrimazione, le dimensioni della pupilla e le caratteristiche anatomiche dell’occhio. Anche le abitudini visive e le aspettative del paziente contribuiscono alla scelta.
«Non esiste una tecnica migliore in assoluto: esiste quella più adatta alle caratteristiche di quello specifico occhi -, spiega il dottor Federico Bertuzzi, oculista dell’Unità Operativa di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele -. La stabilità del difetto e la salute della cornea sono particolarmente importanti. Se le caratteristiche dell’occhio non sono compatibili con il trattamento, il laser può essere sconsigliato».
Le tecniche laser utilizzate al San Raffaele
Presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele, vengono utilizzate PRK, Femto-LASIK e SMILE. Si tratta di procedure differenti, la cui scelta dipende dalle caratteristiche dell’occhio e dal difetto da correggere.
La PRK è una tecnica di superficie, nella quale il laser a eccimeri agisce dopo la rimozione dell’epitelio corneale. È una metodica consolidata e può essere indicata quando le caratteristiche della cornea rendono preferibile un trattamento di superficie. Il recupero visivo è generalmente più graduale rispetto ad altre tecniche.
La Femto-LASIK prevede la creazione di un sottile lembo corneale con un laser a femtosecondi e il successivo rimodellamento della cornea con un laser a eccimeri. Può correggere diversi difetti refrattivi e consente generalmente un recupero visivo rapido.
La SMILE (Small Incision Lenticule Extraction) utilizza invece un laser a femtosecondi per creare all’interno della cornea un piccolo frammento di tessuto, chiamato lenticolo, che viene poi rimosso attraverso una piccola incisione. È utilizzata principalmente per la correzione della miopia e dell’astigmatismo.
«PRK, Femto-LASIK e SMILE hanno caratteristiche differenti e possono essere indicate in situazioni diverse - sottolinea il dottor Karl Anders Knutsson, responsabile del servizio di Chirurgia refrattiva dell’Unità operativa di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele -. La scelta deve essere personalizzata».
Esistono, inoltre, alternative alla chirurgia laser, come l’impianto di lenti intraoculari fachiche. Possono essere prese in considerazione, per esempio, in pazienti con difetti refrattivi elevati o quando le caratteristiche della cornea non rendono il trattamento laser l’opzione più appropriata.
In alcuni pazienti, anche in relazione all’età e alle caratteristiche del cristallino, possono essere valutate procedure intraoculari, come la sostituzione del cristallino con una lente intraoculare.
L’importanza della visita specialistica
La visita preoperatoria è fondamentale per stabilire se l’intervento sia indicato e quale tecnica sia più adatta. Gli esami permettono di valutare benefici, limiti e possibili rischi e di verificare che le aspettative del paziente siano realistiche.
Come ogni procedura chirurgica, anche la chirurgia refrattiva può avere effetti indesiderati, tra cui secchezza oculare e alterazioni della qualità visiva, soprattutto nelle ore notturne. La valutazione specialistica serve proprio a identificare i pazienti per i quali il rapporto tra benefici e rischi è favorevole.
La decisione, quindi, non dovrebbe partire dalla scelta del laser, ma dalla persona. Esami diagnostici, esperienza dello specialista e aspettative del paziente devono convergere prima di arrivare alla scelta dell’intervento.