grave emergenza
Ebola Bundibugyo in Congo: oltre 5.500 casi in cento giorni, rafforzare la risposta sanitaria
L'epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo continua a rappresentare una grave emergenza sanitaria. Secondo gli ultimi dati disponibili, aggiornati al 23 agosto, sono stati registrati 5.584 casi confermati e 2.680 decessi, con una letalità grezza prossima al 48%.
Nell'ultima settimana sono stati segnalati 563 nuovi casi e 302 decessi, mentre l'epidemia interessa ormai sei province e 57 zone sanitarie. Tra le persone contagiate figurano anche 158 operatori sanitari, 45 dei quali sono deceduti.
Alla luce dell'evoluzione epidemiologica, il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA LAB si associa all'appello lanciato da AMSI, UMEM, Co-Mai e UXU, che, attraverso il presidente Prof. Foad Aodi, hanno richiamato la necessità di rafforzare con urgenza la capacità di risposta sanitaria sul territorio e la sorveglianza lungo le aree di confine.
Un'epidemia ancora in espansione
I dati delle ultime settimane indicano una situazione che richiede la massima attenzione. Per la seconda settimana consecutiva sono stati registrati oltre cinquecento nuovi casi e più di trecento decessi.
La letalità, passata dal 44% di fine luglio a circa il 48%, si accompagna a una pressione crescente sulle strutture sanitarie delle aree maggiormente coinvolte. L'occupazione dei centri di trattamento ha raggiunto il 57,5% in Ituri, il 56,2% nell'Haut-Uélé e il 50% nella Tshopo.
Particolarmente delicata rimane la situazione nel Nord Kivu, dove la letalità supera il 68% e il conflitto armato continua a rappresentare un serio ostacolo all'accesso tempestivo alle cure.
Un ulteriore elemento di attenzione è rappresentato dall'ingresso dell'epidemia nel Bas-Uélé, sesta provincia interessata, dove è stato identificato un caso importato dall'Haut-Uélé. L'evoluzione conferma la capacità del virus di seguire gli assi della mobilità interna e rende ancora più importante il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica.
Paolo Meo: «Servono capacità di cura e sorveglianza alle frontiere»
«In dodici giorni l'epidemia ha aggiunto più di mille casi e più di seicento morti. Condivido l'appello dei colleghi di AMSI e UMEM perché non è un allarme generico: chiede due cose concrete, capacità di cura sul terreno e sorveglianza alle frontiere», sottolinea il Dr. Paolo Meo, Direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA LAB.
«In Africa i confini sono linee sulla carta: la popolazione si muove attraverso mercati, fiumi e piste minerarie. La differenza fra un'epidemia che si spegne e una che dilaga non la fanno i comunicati, ma la disponibilità di posti letto, dispositivi di protezione, mezzi logistici e personale sanitario adeguatamente sostenuto.»
La risposta internazionale
Il 18 agosto il Comitato di emergenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità si è riunito per la seconda volta, confermando l'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale e classificando come molto alto il rischio per la Repubblica Democratica del Congo.
Le raccomandazioni internazionali più recenti prevedono il rafforzamento dei controlli sanitari lungo le principali vie di collegamento con le aree ad alto rischio, una maggiore sorveglianza sulle vie navigabili dirette verso Kinshasa e l'istituzione di corridoi di sicurezza, anche transfrontalieri.
Parallelamente prosegue la ricerca scientifica. Due vaccini specifici contro il virus Bundibugyo sono entrati nella sperimentazione sull'uomo, mentre un terzo candidato con potenziale protezione crociata si avvia verso la fase 3. È inoltre in corso il trial terapeutico PARTNERS, che ha raggiunto i primi cento pazienti arruolati.
Si tratta di sviluppi importanti in prospettiva, ma che non modificano nell'immediato la necessità di concentrare gli sforzi sulle misure di sanità pubblica e sulla capacità assistenziale nei territori interessati.
Il rischio per l'Europa resta molto basso
Per la popolazione europea il quadro rimane sostanzialmente rassicurante. Secondo l'ultimo aggiornamento dell'ECDC, la probabilità di infezione per le persone che vivono nell'Unione europea e nello Spazio economico europeo continua a essere considerata molto bassa.
I tre casi esportati fuori dall'Africa finora segnalati hanno interessato operatori sanitari o umanitari e non hanno determinato episodi di trasmissione secondaria.
Non esistono quindi, allo stato attuale, elementi che giustifichino allarmismi per la popolazione generale europea. Resta invece essenziale mantenere elevata l'attenzione nei confronti delle persone provenienti dalle aree direttamente interessate dall'epidemia.
Le raccomandazioni per chi viaggia
Il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA LAB raccomanda di rinviare i viaggi non essenziali nelle aree maggiormente interessate, in particolare Ituri e Nord Kivu, e di valutare attentamente le condizioni epidemiologiche e di sicurezza per gli spostamenti verso Haut-Uélé, Tshopo e Bas-Uélé.
Per chi si trova nelle zone coinvolte è fondamentale evitare il contatto diretto e non protetto con persone che presentano febbre, vomito o diarrea e non partecipare a pratiche funerarie che prevedano il contatto con la salma.
Particolare attenzione deve essere mantenuta anche dopo il rientro dalle aree interessate. In presenza di febbre o sintomi compatibili entro 21 giorni dal viaggio è necessario contattare preventivamente i servizi sanitari, segnalando immediatamente il soggiorno nelle zone a rischio prima di recarsi presso una struttura assistenziale.
La risposta all'epidemia, sottolinea il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA LAB, deve quindi svilupparsi su due livelli complementari: rafforzare la capacità sanitaria nei territori colpiti e mantenere una sorveglianza epidemiologica efficace lungo le principali direttrici di mobilità, evitando al tempo stesso allarmismi non sostenuti dai dati nei Paesi a rischio molto basso.
Fonti
I dati epidemiologici e le valutazioni riportate fanno riferimento a: Institut National de Santé Publique della Repubblica Democratica del Congo, rapporto del 25 agosto 2026 con dati al 23 agosto; OMS AFRO, Weekly External Situation Report n. 15; Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomandazioni temporanee del Comitato di emergenza RSI del 24 agosto 2026; OMS/Africa CDC, aggiornamento del 25 agosto 2026; ECDC, aggiornamento del 24 agosto 2026; comunicato congiunto AMSI-UMEM-Co-Mai-UXU del 25 agosto 2026.