I giovani e il futuro della nostra società: il tempo dell'ascolto e della responsabilità condivisa

Ci sono momenti nella storia di un Paese in cui non basta più commentare i fatti: occorre fermarsi a riflettere. Le cronache degli ultimi anni ci consegnano un'immagine che inquieta le coscienze. Assistiamo con crescente preoccupazione a episodi di violenza, di aggressività e a forme di disagio che coinvolgono sempre più spesso ragazzi e ragazze, talvolta giovanissimi.
Ogni volta che un giovane diventa protagonista di un gesto estremo, tutta la società è chiamata a interrogarsi. Non è sufficiente individuare un colpevole o invocare pene più severe. È necessario domandarsi che cosa stia cambiando nel tessuto sociale, quali siano le fragilità che accompagnano la crescita delle nuove generazioni e quale ruolo debbano assumere le Istituzioni, la scuola, la famiglia, il mondo sanitario e l'intera comunità.
Come Presidente della Fondazione Artemisia ETS , ogni giorno incontro persone che portano dentro sofferenze spesso invisibili. Dietro molti comportamenti violenti si nascondono solitudine, fragilità emotive, incapacità di gestire le emozioni, assenza di ascolto e, in alcuni casi, un senso di smarrimento che nessuno ha saputo intercettare in tempo.
Non possiamo permettere che il disagio dei giovani venga affrontato soltanto quando sfocia nella cronaca nera. La prevenzione deve diventare una priorità nazionale.
Per questo rivolgo un appello alle Istituzioni italiane affinché si apra un grande confronto pubblico, libero da contrapposizioni ideologiche, che coinvolga esperti, educatori, medici, psicologi, magistrati, rappresentanti del mondo della scuola, delle famiglie e del Terzo Settore.
Abbiamo bisogno di comprendere perché tanti ragazzi sembrano vivere senza punti di riferimento, perché la rabbia prenda il posto del dialogo, perché il rispetto dell'altro venga talvolta sostituito dalla prevaricazione. Dobbiamo avere il coraggio di analizzare senza pregiudizi i cambiamenti culturali, sociali e digitali che stanno trasformando profondamente il modo di crescere e di vivere le relazioni.
Non possiamo delegare esclusivamente alle famiglie un compito così complesso, né pensare che la scuola possa affrontare da sola questa emergenza educativa. È necessario costruire una rete solida tra Istituzioni, sistema sanitario, mondo dell'istruzione e realtà sociali, affinché ogni giovane possa trovare ascolto, sostegno e opportunità prima che il disagio si trasformi in disperazione o violenza.
La Fondazione Artemisia ETS è pronta a mettere a disposizione la propria esperienza, maturata in anni di attività al servizio delle persone, per promuovere tavoli di confronto, campagne di prevenzione, programmi di educazione alla salute, al rispetto e alla gestione delle emozioni.
Il futuro dell'Italia non si costruisce soltanto con le riforme economiche o con le innovazioni tecnologiche. Si costruisce soprattutto investendo nella crescita umana delle nuove generazioni.
Vorrei che nessun ragazzo fosse lasciato solo davanti alle proprie paure. Vorrei che nessuna famiglia si sentisse abbandonata nel momento del bisogno. Vorrei che le Istituzioni scegliessero di ascoltare prima di intervenire, di prevenire prima di reprimere, di educare prima di giudicare.
Questo non è il tempo delle divisioni. È il tempo della responsabilità condivisa.
Se vogliamo una società più sicura, più giusta e più solidale, dobbiamo avere il coraggio di prenderci cura dei nostri giovani oggi. Perché ogni ragazzo che ritrova fiducia rappresenta una vittoria per l'intero Paese. Ogni giovane che si perde, invece, è una sconfitta che appartiene a tutti noi.
La Fondazione Artemisia ETS continuerà a promuovere il dialogo con le Istituzioni e con tutte le realtà impegnate nella tutela della persona, nella convinzione che il vero progresso si misuri dalla capacità di proteggere, ascoltare e accompagnare le nuove generazioni verso un futuro di speranza, responsabilità e dignità.