L’Italia studia il nucleare per progettare il futuro energetico. La strada è tracciata, ma i tempi sono ancora lunghi

Nuclitalia sta analizzando tempi e costi delle possibili tecnologie da applicare per valutare la percorribilità di questa strada per il Paese. L’ad della società Luca Mastrantonio traccia la rotta: “Priorità sarà istituire in tempi rapidi un'autorità di controllo, aggiornare le procedure autorizzative e avere strumenti pubblici capaci di ridurre eventuali rischi finanziari”

Il nucleare viene sempre più visto anche in Italia come uno strumento fondamentale per abbassare ulteriormente il costo all’ingrosso dell’energia e rafforzare l'indipendenza energetica del Paese, alle prese con le incertezze degli scenari geopolitici internazionali. L’Italia, infatti, ha una forte dipendenza strutturale dalla generazione a gas (materia prima che viene importata). Essendo il nostro un Paese manifatturiero che necessita di molta energia, questo sbilanciamento del mix rischia di penalizzare la competitività del Paese.

  

All’indomani della presentazione della relazione annuale di Arera, nel corso della quale l’ente regolatore ha fatto il punto sulla situazione energetica italiana, e alla luce del confronto parlamentare in corso sul disegno di legge delega per il nucleare, emerge chiaramente la necessità di lavorare congiuntamente a livello di sistema Paese per valutare l’introduzione dell’atomo tra le tecnologie di approvvigionamento, anche se i tempi saranno lunghi.

Grazie a un know-how tecnologico e industriale mai perso, in Italia c’è già una filiera di aziende ben posizionate a livello internazionale e con competenze avanzate lungo tutta la catena del valore.

L'amministratore delegato di Nuclitalia, Luca Mastrantonio, nel corso di una recente audizione in Senato ha spiegato che la società partecipata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo sta procedendo secondo la tabella di marcia e sta studiando le migliori tecnologie a disposizione. Il manager ha anche indicato alcune priorità, tra cui quella di “istituire in tempi rapidi un'autorità di controllo, insieme all'aggiornamento delle procedure autorizzative e a strumenti pubblici capaci di ridurre il rischio finanziario nella fase iniziale del programma”. Secondo Mastrantonio, gli interventi richiesti saranno ripagati ampiamente dalle ricadute industriali e occupazionali e l'Italia potrà cogliere questa opportunità, “se saremo in grado di fare sistema”.

Del resto, nel corso delle audizioni in commissione Ambiente del Senato, anche il vicepresidente di Confindustria per l'Energia, Aurelio Regina, ha spiegato che, secondo le stime illustrate, con l'impiego di 15-20 mini-reattori tra il 2035 e il 2050 si potrebbe attivare un mercato da oltre 46 miliardi di euro, generare più di 15 miliardi di valore aggiunto, creare 120mila nuovi nuovi posti di lavoro e produrre “un impatto economico positivo per il sistema Paese di oltre 50 miliardi di euro netti l'anno”, che potranno concretizzarsi grazie allo sviluppo di una filiera nazionale di nuova generazione.

Regina ha definito il ritorno al nucleare “una scelta non più rinviabile”, sottolineando come il ddl in preparazione abbia il pregio di collegare l'abilitazione dell'energia nucleare al perseguimento dell'indipendenza energetica, oltre che al contenimento dei costi per i clienti finali.

Tutto questo, in ogni caso, dovrà andare di pari passo anche con l’ulteriore sviluppo delle rinnovabili, fonti imprescindibili che, proprio secondo fonti Arera, nel 2025 hanno coperto il 48% della produzione e sono destinate a crescere ancora, sia nel presente che nel futuro del nostro Paese.