Osservatorio Pagamenti di Cerved: equilibrio fragile nel primo trimestre 2026

L’Osservatorio Pagamenti del primo trimestre 2026 elaborato da Cerved mostra un equilibrio solo apparentemente stabile. Se da un lato i tempi complessivi restano sotto controllo, grazie a una progressiva riduzione dei giorni concordati, dall’altro torna a emergere un segnale meno favorevole: la crescita diffusa dei ritardi.

I dati evidenziano come i giorni di ritardo siano aumentati in tutte le classi dimensionali rispetto allo stesso periodo del 2025. Le micro imprese passano a 9,70 giorni, le piccole a 7,85, le medie a 7,64, mentre le grandi arrivano a 10,51 giorni. Un peggioramento ancora contenuto nei valori assoluti, ma sufficientemente diffuso da interrompere il trend di miglioramento osservato negli ultimi due anni.

  

Nonostante ciò, i tempi complessivi di pagamento continuano a beneficiare della riduzione dei termini concordati, che resta la componente più rilevante del ciclo. Le piccole e medie imprese registrano infatti un ulteriore calo dei giorni medi di pagamento (rispettivamente a 56,66 e 62,64 giorni), mentre micro e grandi mostrano una lieve risalita, senza però compromettere l’equilibrio generale.

Questo effetto compensativo rappresenta oggi il principale fattore di stabilità: le condizioni contrattuali, riviste lungo le filiere soprattutto dalle imprese di maggiori dimensioni, riescono ancora ad assorbire il peggioramento dei comportamenti di pagamento. Si tratta tuttavia di un equilibrio fragile, che potrebbe incrinarsi qualora la risalita dei ritardi dovesse consolidarsi nei prossimi trimestri.

Il quadro appare articolato anche a livello settoriale. Industria e costruzioni riescono a contenere i tempi complessivi – scesi rispettivamente a 69,75 e 69,49 giorni – grazie a termini più brevi, mentre negli altri settori si registra un peggioramento sia dei ritardi sia dei tempi totali. Tra i comparti spicca il caso dei mezzi di trasporto, che segna un netto aumento dei ritardi fino a 14,32 giorni, confermandosi tra le aree più critiche.

Sul piano territoriale, il divario resta marcato. Il Sud e le Isole continuano a registrare i livelli più elevati di ritardo, con una media di 13,68 giorni, mentre il Centro evidenzia il peggioramento più significativo su base annua. Più contenute le variazioni nel Nord, dove il Nord Est si conferma l’area più virtuosa in termini di puntualità.

L’analisi regionale rafforza questa lettura: Sicilia (17,48 giorni) e Sardegna (16,60) restano le regioni più in difficoltà, con quest’ultima che registra anche il deterioramento più intenso. Al contrario, alcune realtà più piccole, come Molise e Valle d’Aosta, mostrano segnali di miglioramento, a testimonianza di dinamiche locali più resilienti.

Nel complesso, il primo trimestre del 2026 restituisce quindi un sistema ancora in equilibrio, ma con segnali di attenzione crescenti. La tenuta dei tempi di pagamento è oggi sostenuta da fattori strutturali “a monte”, mentre “a valle” riaffiorano tensioni nei comportamenti delle imprese.

In questo contesto, la capacità di preservare la puntualità nei prossimi mesi sarà decisiva per evitare che l’attuale equilibrio si trasformi in un peggioramento più evidente dei tempi complessivi, con possibili impatti sulla liquidità e sulla stabilità delle filiere.