La ricerca matematica tra innovazione industriale e sviluppo economico nazionale nello studio di Deloitte
Quanto vale la matematica per il Pil di un Paese? Questo l’interrogativo alla base del rapporto “L’impatto economico della ricerca matematica in Italia” presentato presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Lo studio, promosso dall’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Cnr (Cnr-Iac) e dall’Unione Matematica Italiana (UMI) e realizzato dal team di Deloitte specializzato in analisi socio-economiche (Deloitte Economics), analizza, per la prima volta in modo sistematico, come la ricerca matematica non sia solo una disciplina accademica, ma una vera e propria infrastruttura strategica per l’innovazione industriale, la competitività e lo sviluppo economico nazionale.
“Abbiamo voluto dare un’evidenza scientifica a quello che già, di fatto, sapevamo sulle persone con una formazione matematica universitaria - ha affermato Roberto Natalini, direttore del Cnr-Iac - La loro capacità di modellizzare fenomeni complessi e governare oggi gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale non è più confinata alla ricerca, ma è diventata il motore di produttività in settori chiave come la finanza, l’energia e la manifattura avanzata. Investire nella formazione matematica significa, oggi più che mai, investire sulla resilienza e sulla competitività dell'Italia nello scenario globale. Su questo abbiamo lavorato negli anni con il progetto Sportello Matematico per l’innovazione l’impresa, finanziato dal MUR, che ha sostenuto questo rapporto”.
Adottando un approccio multidisciplinare, che combina analisi quantitative e qualitative, nello studio vengono identificate le professioni che utilizzano direttamente o indirettamente strumenti derivanti dalla ricerca matematica e viene calcolata la sua intensità per ogni settore economico, così come validata da esperti della comunità scientifica. Con il Modello Input-Output (I-O) di Leontief sono stati stimati gli impatti diretti, indiretti e indotti, arrivando alla conclusione che la ricerca e le professioni ad alta intensità matematica contribuiscono, in valore aggiunto, per 680,1 miliardi di euro (circa il 34% del totale nazionale), di cui 308,5 miliardi in termini diretti, e generano 8,4 milioni di posti di lavoro (circa il 35% del totale nazionale), di cui 2,7 milioni di occupati diretti. A questo si aggiunge un contributo in termini di gettito fiscale pari a circa 296,2 miliardi di euro.
Tuttavia, lo studio evidenzia anche criticità, tra cui un cronico sottofinanziamento della ricerca scientifica (solo l’1,37% del Pil a fronte del 2,26% medio Europeo) e una persistente fuga di cervelli. Tali fenomeni rappresentano una minaccia per la competitività italiana, senza contare che è ancora basso il livello di trasferimento tecnologico tra accademia e imprese, mentre restano alti il rischio di dipendenza dall’IA estera e di una capacità di laureati nelle discipline STEM inferiore al fabbisogno.
“La matematica è molto più presente nelle tecnologie di quanto spesso immaginiamo”, ha rimarcato Marco Andreatta, presidente UMI. “Il dato che emerge per l’Italia può essere spiegato anche col fatto che abbiamo una struttura produttiva molto adatta ad applicazioni della matematica: manifattura avanzata, meccanica di precisione, biomedicale, automazione, filiere specializzate. L’unione tra competenza industriale e modelli matematici genera vantaggi competitivi significativi, oggi accelerati con l’adozione dell’IA. Tuttavia, senza investimenti in Ricerca Matematica e interventi sul capitale umano e sulle competenze, anche per contrastare il declino demografico, il rischio è che la velocità del progresso tecnologico superi la capacità dei lavoratori di adattarsi”.
“Questi risultati dimostrano come la ricerca matematica rappresenti un asset strategico fondamentale per la competitività del nostro paese”, ha dichiarato Marco Vulpiani, Senior Partner e Head of Deloitte Economics. “La matematica ha infatti un ruolo fondamentale nella nostra economia sia in termini di impatti socio-economici che in termini di posizionamento strategico. Dall’analisi emerge come indicatori che esprimono la competitività economica, come il Pil pro-capite e la produttività del lavoro siano positivamente correlati con le conoscenze matematiche. In un'economia globale sempre più basata su dati, intelligenza artificiale e ottimizzazione dei processi, la capacità di sviluppare e applicare ricerca matematica avanzata rappresenta quindi un fattore critico di sviluppo. L'impatto trasversale della matematica su settori eterogenei suggerisce che investimenti nella ricerca matematica sono in grado di generare esternalità positive diffuse, amplificando ulteriormente il ritorno sull'investimento pubblico”.