Sant’Andrea. Simmaco: "Con la medicina di precisione meno effetti indesiderati e più qualità della vita"
Potremmo definirla come una forma di attuale e ritrovato “umanesimo” capace di riscoprire la centralità della persona ancor prima delle cure. E’ la medicina di precisione che da diversi anni, e a ritmi quasi vertiginosi, sta vivendo una trasformazione davvero profonda ridisegnando concetti operativi e di intervento utili a rafforzare il potere delle cure. Diagnosi e terapie che di fatto passano da una visione prettamente scientifica ad una più umana. Attraverso informazioni legate al singolo individuo vengono elaborate cure più mirate ed efficaci. Un cambiamento importante di alcuni paradigmi concettuali e operativi.
“Assolutamente vero. Si tende sempre di più a costruire percorsi diagnostici e terapeutici calibrati sulla singola persona. Con la medicina di precisione viene bypassato il concetto di una terapia uguale per tutti che portava a identificare trattamenti sulla malattia e non sull’individuo. Oggi il processo è diverso grazie anche alla tecnologia che consente di capire come due persone con la stessa malattia reagiscono in modo diverso allo stesso farmaco. Quando parliamo di medicina di precisione pensiamo subito a sequenziamento del DNA, algoritmi, intelligenza artificiale. Sono strumenti importantissimi, ma il loro valore reale si vede solo quando vengono messi al servizio della persona. Personalizzare non significa soltanto usare macchine più sofisticate. Significa scegliere, tra le tante opzioni possibili, quella più giusta per quell’individuo, nel suo contesto di vita, con le sue fragilità e le sue risorse. La vera sfida è usare la potenza delle nuove tecnologie per rendere la medicina più umana, non più distante”, spiega il Prof. Maurizio Simmaco, Direttore del Centro di Medicina di Precisione dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma. Ed è qui nella Capitale che la medicina di precisione ha acquisito un’esperienza consolidata con un modello operativo che integra competenze multidisciplinari: diagnostica molecolare avanzata, biochimica funzionale, bioinformatica, medicina generale, specialistica clinica.
Un centro dedicato a pazienti fragili e terapie complesse.
“Nel nostro Centro di Medicina di Precisione ci occupiamo ogni mese, in modo continuativo, di decine di pazienti con quadri clinici complessi. Sono spesso persone fragili, con più malattie insieme, terapie articolate, farmaci che possono interagire tra loro, e percorsi di cura che richiedono un’attenzione particolare. Tra questi vi sono anche molti pazienti oncologici, per i quali la scelta del trattamento non può basarsi solo sulla diagnosi di tumore, ma deve tenere conto dell’età, delle altre patologie, del profilo genetico e metabolico, e della capacità reale di tollerare le terapie. Il centro aiuta i clinici a districarsi in questa complessità, offrendo valutazioni personalizzate che permettono di rendere i trattamenti più mirati, più appropriati e, in molti casi, più sostenibili sul piano umano oltre che clinico”.
Diagnosi e terapie cucite sulla persona e non sulla malattia con una abilità quasi sartoriale.
“La moda offre una metafora sorprendentemente efficace. Un abito davvero ben fatto non costringe il corpo ad adattarsi a una forma astratta, ma nasce dall’ascolto della persona, delle sue proporzioni, del suo movimento, della sua identità. Allo stesso modo, una terapia moderna non dovrebbe essere pensata per un paziente medio e teorico, ma per un individuo reale, con il suo fenotipo, la sua storia biologica, il suo metabolismo, le sue fragilità e la sua concreta possibilità di aderire al percorso di cura”.
Cosa vuol dire personalizzare la cura quindi?
“Personalizzare le cure significa non solo aumentare la probabilità che la terapia funzioni, ma anche ridurre ciò che non è necessario. L’eccesso di trattamenti non sempre è un segno di buona medicina: può voler dire più tossicità, più stanchezza, più ricoveri, più costi e, paradossalmente, meno qualità di vita. Una medicina davvero “precisa” è anche sobria: elimina il superfluo, evita i farmaci che non servono, sa quando è il momento di intensificare e quando invece è giusto alleggerire. Questo è particolarmente importante per i pazienti fragili, che rischiano più di altri di subire gli effetti indesiderati di terapie troppo aggressive o poco adatte al loro equilibrio complessivo”.
La medicina di precisione, dunque, è un modo diverso di guardare la malattia?
“La medicina di precisione propone, in fondo, un cambio di sguardo: prima di tutto dal “paziente medio” alla singola persona concreta, poi dalla malattia in astratto alla storia di chi la vive e infine dalla quantità di trattamenti alla qualità e alla proporzione delle cure. È una trasformazione che riguarda non solo i reparti e i laboratori, ma anche il linguaggio con cui raccontiamo la medicina alla società. Parlarne in modo chiaro e comprensibile è parte integrante di questo cambiamento: solo così pazienti, famiglie e cittadini possono comprendere davvero il senso delle scelte terapeutiche e sentirsi protagonisti consapevoli del proprio percorso di cura”.