Social e minori, al Senato Carfagna riunisce istituzioni ed esperti: "Nuove regole entro fine legislatura"
Occorre salvaguardare bambini e adolescenti dalla morsa dei social. Bisogna farlo entro la fine della legislatura. La storica sentenza di Los Angeles, che nel mese di marzo ha condannato Meta e Google a risarcire tre milioni di dollari a una ragazza resa dipendente dai social, ha sciolto ogni dubbio. Non a caso la segretaria di Noi Moderati, Mara Carfagna – che sul tema ha già depositato alla Camera un disegno di legge ad hoc – nella giornata di ieri ha sottolineato come «un’ampia documentazione scientifica attesta i danni, talvolta devastanti, derivanti da un accesso non controllato ai social network».
Proprio su questo si è ragionato nel corso di un confronto aperto tra istituzioni ed esperti tenutosi nella Sala Zuccari del Senato, al quale hanno preso parte – oltre al presidente del Senato Ignazio La Russa e alle esponenti di Noi Moderati Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini – anche rappresentati di Meta, Agcom e Confindustria. Con una premessa: il progresso deve fare il suo corso. Ma come ogni trasformazione deve essere governato.
A questo mira la proposta messa sul tavolo da Mara Carfagna, che prevede il divieto assoluto di accesso ai social per i minori di 13 anni e un regime diversificato, protetto, per i minori di età compresa tra i 13 e i 16 anni. Una proposta che si affianca a quella depositata dal Nazareno: non si escludono convergenze e una votazione quasi unanime tra le forze di maggioranza e opposizione. Il mondo digitale, spiega Carfagna «rappresenta sempre più un’area di rischio per bambini e adolescenti» e per questo serve «rafforzare il sistema di tutele e supportare le famiglie nel compito, sempre più complesso, di educare e proteggere i figli».
Una disamina condivisa dal presidente del Senato La Russa, che ha inoltre ricordato come il fenomeno «non è nazionale ma transnazionale». Intanto, ha commentato Maria Stella Gelmini, per arginare il problema bisogna seguire una «terza via». Non quella della «demonizzazione» del fenomeno e nemmeno quella dell’ «accettazione passiva» di un percorso spesso considerato «inarrestabile e non regolamentabile». Ma quella della «consapevolezza». Pilastro dell’invito politico che Noi Moderati ha sviluppato e rimarcato in Sala Zuccari, raccolto con un grado di disponibilità elevata dalla Global Head of Safety di Meta Antigone Davis. «Non sarebbe corretto- ha allora aggiunto Gelmini- non riconoscere alle piattaforme di avere già fatto uno sforzo importante per favorire il controllo da parte dei genitori». Ma, ha continuato, «occorre dire che i genitori vanno guidati e messi nelle condizioni di essere più consapevoli del loro ruolo anche sul fronte digitale». Da qui l’esigenza di un patto tra scuola, famiglie e istituzioni. Perché gli effetti negativi delle piattaforme sono sotto la lente di tutti. Dipendenza, insonnia, aumento dei disturbi alimentari, istigazione alla violenza, bullismo, adescamento di minori, mala informazione: sono solo alcuni dei pericoli di uno scorretto utilizzo di quelle piattaforme che, per tanti giovanissimi, sono un vero e proprio mondo parallelo ancora privo di regolamentazioni efficaci.