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A Tuttofood 2026 Federalimentare e FoodDrinkEurope hanno presentato. “The New Food Order: Geopolitical Shock and European Agrifood Resilience”
La chiusura dello Stretto di Hormuz e le complessità geopolitiche internazionali hanno innescato uno shock di sistema che sta colpendo duramente tutti i settori produttivi. L’agroalimentare è il comparto che più degli altri sta registrando le maggiori difficoltà, a causa di una riduzione massiccia dei transiti di materie prime fondamentali dal Golfo Persico, alla quale si unisce un aumento dei costi dell’energia che, con il perdurare della crisi, rischiano di riversare i loro effetti negativi su tutta la catena del valore. È questo il dato emerso in occasione dell’evento “The New Food Order: Geopolitical Shock and European Agrifood Resilience”, promosso da Federalimentare in collaborazione con FoodDrinkEurope e presentato oggi a Tuttofood 2026, a Milano.
Attraverso Hormuz transita circa la metà dei fertilizzanti che nutrono il pianeta: urea, ammoniaca, zolfo, idrogeno, gas naturale — tutti ingredienti fondamentali dei fertilizzanti azotati, senza i quali l’agricoltura moderna non potrebbe esistere come la conosciamo. La FAO ha avvertito che, se la crisi dovesse persistere, i prezzi globali dei fertilizzanti potrebbero restare superiori del 15-20% anche nella seconda metà del 2026. Per gli agricoltori italiani ed europei — che operano già con margini ridotti — questo si potrebbe tradurre in una scelta dolorosa: ridurre le dosi di fertilizzante (con rese inferiori) o assorbire i costi (con rischio di insolvenza).
Il costo dell’energia nei processi produttivi
La produzione nazionale di gas in Italia copre solamente poco più del 4%, troppo poco per fare a meno dell’import. Per le imprese agroalimentari italiane questo si riflette direttamente sui costi di irrigazione (energia per le pompe), serre (riscaldamento e illuminazione), trasformazione e conservazione dei prodotti, logistica e distribuzione.
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha messo a nudo la dipendenza energetica a cui è soggetta la produzione alimentare industriale. Un sistema basato su filiere lunghe e fertilizzanti sintetici ad alto impatto energetico si rivela strutturalmente instabile e potenzialmente rischioso per la sicurezza alimentare globale.
Anche uno scenario positivo — la riapertura dello Stretto — non risolverebbe il problema nell’immediato. Quando le navi potranno tornare a transitare, i produttori di fertilizzanti dovranno aspettare che la produzione di gas naturale nel Golfo si riporti a regime, un processo che richiederà mesi o addirittura anni.
Raffaele Fitto, Executive Vice-President for Cohesion and Reforms, intervenuto in video collegamento ha dichiarato: “Gli ultimi anni ci hanno insegnato che nessun settore è immune agli shock geopolitici. Dalla pandemia alle tensioni commerciali, alla crisi energetica, agli eventi meteorologici estremi, come le alluvioni, o la siccità, il nostro sistema agroalimentare è chiamato a rispondere a sfide senza precedenti. Eppure i dati ci dicono che il settore risponde bene alle crisi. L’export agroalimentare europeo rimane stabile: questo perché insieme, istituzioni e settore abbiamo investito nel rafforzamento della solidità del settore con azioni concrete. La visione sul cibo e l’agricoltura, la strategia per il ricambio generazionale, strumenti contro le pratiche commerciali sleali, ma anche la semplificazione, il rafforzamento dei controlli sulle importazioni, il piano per il settore zootecnico. Tutto questo perché l’autonomia strategica non è un’opzione, ma una necessità. In un mondo dove le catene di approvvigionamento sono armi geopolitiche, l’Europa deve giocare un ruolo da protagonista”.
Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, ha affermato: “È fondamentale il lavoro della distribuzione e della trasformazione nel nostro sistema industriale. È importante per le imprese che ne fanno parte, per l’economia nel suo complesso ed è importante per i produttori primari. Perché il produttore primario, anche agricolo, realizza un prodotto di alta qualità che deve essere venduto bene per poter avere il giusto prezzo. Che paghi non solo i costi, ma che faccia crescere anche il reddito dei produttori stessi. Quindi è fondamentale il lavoro che Federalimentare e che l’industria alimentare fanno in rappresentanza di un modello che della qualità fa ancora la sua bandiera principale e che negli ultimi anni ha investito ancora di più sulla qualità, e ciò significa difendere la qualità complessiva del sistema e il valore aggiunto”.
Il Vice Direttore FAO, Maurizio Martina, in un messaggio video ha osservato: “Pace e stabilità sono requisiti essenziali per la sicurezza alimentare nel mondo. Il conflitto in Medio Oriente sta generando perturbazioni globali, che coinvolgono il settore agroalimentare in ogni latitudine. In condizioni normali nello Stretto di Hormuz transitano circa il 35% del petrolio globale, il 20% del gas naturale e il 25% dei fertilizzanti scambiati a livello mondiale. Con il conflitto gli scambi sono crollati di oltre il 95% e questo ha innescato forti turbolenze, che si trasmettono al settore agroalimentare attraverso quattro canali principali: interruzioni delle importazioni alimentari nei paesi del Golfo; i prezzi dell’energia, che aumentano i costi su tutta la filiera - irrigazione, produzione, trasporti, logistica, trasformazione alimentare; l’aumento dei fattori produttivi, in particolare i fertilizzanti; ricadute economiche sui flussi delle rimesse e il calo del potere di acquisto. Come FAO stiamo cercando di indirizzare i nostri sforzi lungo tre fasi: sul breve periodo dobbiamo avere rotte commerciali alternative; nel medio periodo occorre diversificare le fonti di approvvigionamento e rafforzare la cooperazione di carattere regionale; nel lungo periodo bisogna investire in sistemi nazionali agricoli più sostenibili, più resilienti e investire in energie alternative e in fertilizzanti verdi. La FAO è pronta a dare una mano. Con il Governo italiano stiamo lavorando tanto e sono grato alle istituzioni nazionali per il lavoro che stiamo facendo insieme, a partire dai ministri Lollobrigida e Tajani e a tutte le autorità coinvolte in questa situazione di emergenza. Occasioni come questa sono utili per condividere le analisi di scenario che dobbiamo offrire alle imprese, attraverso un lavoro di squadra, per rendere i nostri sistemi agricoli alimentari più giusti, equi e sostenibili e garantire cibo sano e sicuro alle popolazioni”.
Dirk Jacobs, Direttore Generale FoodDrinkEurope ha sottolineato: “Non avevamo mai vissuto una situazione simile: dopo la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi energetica, anche il conflitto in Medio Oriente sta mettendo sotto pressione l’intero settore agroalimentare. La carenza di fertilizzanti, insieme all’aumento dei costi di energia, logistica e packaging, rischia di ridurre la disponibilità dei prodotti alimentari e di far aumentare ulteriormente i prezzi per i consumatori. È una situazione molto seria che stiamo cercando di gestire nel miglior modo possibile”.
Secondo il Presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti: “Avevamo iniziato a investire in Paesi meno coinvolti dai conflitti, ma oggi lo scenario è cambiato e mercati come Giappone e Australia stanno diventando sempre più strategici. Per l’agricoltura la situazione è delicata: la guerra rischia di aggravare la povertà alimentare e di far aumentare ulteriormente i costi del cibo. La FAO sta già registrando, dopo la guerra in Ucraina, il livello più alto dell’indice dei prezzi alimentari. Per questo nei prossimi 6-9 mesi sarà necessario adottare misure forti. Mi auguro che il conflitto possa terminare il prima possibile, perché attraverso lo Stretto di Hormuz non passa soltanto il petrolio, ma gran parte delle merci mondiali. L’Europa resta una grande potenza industriale, ma i singoli Paesi da soli hanno poco peso nel mercato globale. Il consumatore oggi forse non percepisce ancora gli effetti della crisi, ma nei prossimi mesi potrebbe accorgersene con aumenti dei prezzi e minore disponibilità di prodotti. Servono misure urgenti per evitare una nuova impennata dell’inflazione alimentare”.
Per Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare: “Nonostante lo scenario internazionale mutevole, l’industria alimentare è in buona salute. Nel 2025, il settore ha raggiunto un fatturato di 204 miliardi di euro, in crescita del +3,6% sull'anno precedente, sostenuto da un buon trend della produzione industriale (+1,6%) e da un export dinamico (+4,2%). Ma le tensioni provenienti da Hormuz, con le sue ricadute su energia, imballaggi, packaging e approvvigionamento di alcune materie prime strategiche, come i fertilizzanti, stanno però incidendo negativamente su tutta la catena del valore agroalimentare. Un conflitto prolungato nel Golfo rischia di portare il Paese a rischio stagflazione, e anche se la crisi dovesse risolversi in breve tempo ci vorranno molti mesi per tornare ad una normalizzazione dei prezzi e degli approvvigionamenti. Viviamo una crisi che non è solo italiana ma europea, ed è in Europa che si devono trovare soluzioni straordinarie ad eventi straordinari. Le proposte avanzate dal Governo Meloni, come la revisione degli Ets o quella di estendere anche al caro-energia le deroghe al Patto di stabilità, attivando le clausole di salvaguardia, sono due soluzioni che darebbero fiato alle industrie. Soprattutto a quella alimentare che, lo ricordo, è tra le prime manifatture italiane e la prima in Europa”.