Forza Italia sul Dfp, Casasco: no a fughe in avanti, scelte in ambito comunitario
"L'esperienza insegna, la violazione dei vincoli europei sui bilanci nazionali è stata già compiuta nel 2018, il debito è aumentato di 23 miliardi, lo spread è arrivato a 300, mutui e investimenti più cari e il governo di allora tornò sui propri passi con una correzione dei conti". Lo ha detto in aula alla Camera Maurizio Cascasco, di Forza Italia, sul Dfp. "In una situazione difficile come quella attuale la politica ha l'obbligo di cercare soluzioni, ma fughe in avanti non se ne possono fare" e "qualsiasi scelta deve essere fatta nel contesto comunitario", ha chiarito Casasco.
L'intervento integrale:
Grazie Presidente, Colleghi Deputati,
L’esame del documento di finanza pubblica richiede a nostro avviso due piani di lettura.
Il primo, che poi è la natura di questo documento, riguarda il consuntivo delle azioni di politica economica poste in essere dal governo nel 2025 per rispettare la traiettoria di medio termine concordata in sede di Piano strutturale di bilancio.
Da questo punto di vista i risultati sono oggettivamente positivi.
Il parametro della spesa netta è stato rispettato.
Il saldo primario è migliorato.
Siamo scesi da un rapporto deficit/pil che nel 2022 era all’8% al 3,1%, con una previsione che era al 3,3.
Comunque, un grande risultato e migliore delle previsioni.
E’ un quadro nel quale i conti pubblici sono stati risanati, come dimostra lo spread sceso da 240 a settembre 2022 a circa 80 di oggi e con gli upgrade riconosciuti per sette volte consecutive, dalle principali agenzie di rating.
Il Governo, però, non si è trincerato dietro una politica di sola austerità ma attenzionando sia il sistema sociale che quello della crescita.
E’ bene ricordare, unitamente a tanti altri provvedimenti, che nel corso di questi anni è stata ampliata e resa strutturale una misura come il cuneo fiscale.
Sono state riformate in maniera sempre strutturale le aliquote Irpef con un taglio dal 25 al 23 per cento per i redditi bassi e un taglio dal 35 al 33 per cento per redditi medi fino a 50.000 euro.
Due riforme che, se si va a guardare i risultati dei precedenti governi, già da sole varrebbero un’intera legislatura.
L’occupazione, sia per quanto riguarda il tasso di occupati, che quello della disoccupazione, ha raggiunto livelli mai toccati in precedenza da quando esistono le serie storiche dell’Istat. Per quanto riguarda crescita e investimenti due interventi su tutti: l’iperammortamento per le imprese e la Zes per il Centro Sud, un modello virtuoso di efficienza e di stimolo agli investimenti. Però questo è quello che è stato realizzato, e dunque il passato.
L’altro piano sul quale tutti noi dobbiamo cimentarci in questo dibattito è il futuro. L’Italia si trova ad affrontare due realtà concatenanti, correlate, da una parte uno schock di importazione determinato da una crisi internazionale che provoca una forte criticità energetica, dall’altra l’indebitamento tra i più alti in Europa.
Una guerra che l’Italia e l’Europa non hanno voluto, ma che nostro malgrado ci troviamo costretti a subire.
Se la crisi iraniana si chiudesse oggi, lo scenario che avremmo difronte sarebbe già estremamente complicato. Ma la situazione, come purtroppo tutti sappiamo, potrebbe divenire ancora più severa.
Confrontarsi sulla politica economica in queste condizioni non è semplice e allora l’impostazione che Forza Italia ritiene di seguire è quella di partire dai dati di realtà.
L’Italia, per le dimensioni del suo debito pubblico, nel 2025 è al penultimo posto dei paesi europei superata solo dalla Grecia, la quale, però, se le previsioni saranno confermate nel 2026 potrebbe superarci lasciandoci fanalino di coda con il nostro 138,6% del Pil.
Su questo debito abbiamo pagato 87 miliardi interessi per il 2025 e prevediamo di pagarne 94 quest’anno per arrivare a 100 nel 2027, che sarebbero stati molto di più se non avessimo l’importante risultato del 3,1 oggi.
Davanti a questo dato Forza Italia si sente rassicurata quando il Ministro Giorgetti, con il realismo e la competenza che lo connotano non da oggi, dice che la politica economica deve avere come stella polare la stabilità finanziaria e il mantenimento dell’avanzo primario, ed è per questo che gli ribadiamo il nostro pieno sostegno.
Colleghi il tema non è essere rigoristi o non esserlo perché si tratta di parole e di concetti che nell’attuale contesto possono essere branditi con successo in una contesa dialettica, ma non hanno alcun senso ne logico ne pratico.
La realtà è quella che chi ha un minimo di lucidità e di contezza sulle dinamiche economiche conosce bene.
Il debito, che ricordo è di oltre 3.100 miliardi, tutti gli anni deve essere rifinanziato e perché questo accada è necessario che i mercati e gli investitori istituzionali ci considerino credibili.
Lo Stato emette ogni anno circa 360 miliardi di Btp decennali, oltre a quelli a breve termine, per finanziare il nostro debito e oggi gli interessi non sono più quelli dei tempi del Covid, che erano circa lo 0.1, ma siamo a circa 4 per cento che è il floor su cui si basano gli altri tassi di credito a famiglie e imprese che sono superiori. L’aumento del debito comporterebbe immediatamente la perdita di fiducia da parte del mercato, le agenzie di rating abbasserebbero le loro stime, lo spread aumenterebbe e automaticamente aumenterebbero i tassi delle nostre emissioni con relativo aumento dei tassi che inciderebbero sui mutui e sul credito a famiglie e imprese.
L’esperienza deve insegnare. La violazione dei vincoli europei sui bilanci nazionali è stata già compiuta nel 2018, aumentando il nostro indebitamento di oltre 23 miliardi, lo spread salito a 300 punti base, comportando mutui e investimenti più cari. Il governo fu costretto a tornare sui suoi passi, attuando una correzione dei conti.
Infatti, in mancanza di credibilità e di fiducia per l’aumento del debito avremo meno risorse per pagare i 352 miliardi di pensioni previsti per quest’anno o i 209 miliardi di stipendi pubblici e tutta la spesa sociale.
La questione dunque non è solo il “rigore” ma la tutela dell’Italia e degli italiani.
Ferma la consapevolezza di tutto questo, in una situazione difficile come quella attuale la Politica non solo deve, ma ha l’obbligo di cercare delle soluzioni praticabili.
Fughe in avanti non se ne possono fare perché va detto che non abbiamo spazi di manovra di bilancio rispetto ad altri paesi, indipendentemente dall’aver raggiunto o meno il 3 per cento.
E quindi se la condizione è che qualsiasi scelta si vorrà intraprendere deve essere inserita nel contesto comunitario, nell’ambito del quale occorre attivare tutte le opportune iniziative, siamo certamente con il Governo quando sostiene che se le regole del patto di stabilità possono essere derogate per la difesa, altrettanto si può pensare per le spese energetiche in questo momento di grande criticità.
Questa battaglia è legittima e saremo in prima linea con il nostro governo a sostenerla. Altrettanto legittima è la richiesta di un nuovo PNRR sull’energia come proposto dal Ministro Tajani. Forza Italia ritiene inoltre che una proposta su cui porre l’attenzione è quella di concordare con l’Europa l’impiego delle risorse rimanenti dei Fondi di coesione europei e del PNRR e di una loro riconversione per destinarli a fronteggiare il rincaro dei costi energetici. Soluzione questa che non avrebbe impatto sull’aumento del debito.
Altra battaglia che a nostro avviso è lecito avanzare, in un momento di enormi costi energetici e delle materie prime, è quella che riguarda la sospensione immediata del regime degli ETS che incidono 25/30 euro al Mwh e del CBAM. Entrambe rappresentano gravami sulla competitività delle nostre imprese, che non possiamo assolutamente permetterci. Sospendere temporalmente questi costi equivarrebbe ad un incentivo alla produttività senza spendere risorse aggiuntive.
Da ultimo Forza Italia ritiene di dover sollecitare un supplemento di riflessione sul Mes come opzione di reperimento di risorse, pari a 400 miliardi di euro congelati, per fronteggiare la crisi energetica, risorse garantite dall’Europa a basso costo e sul quale potremmo avere un ampio margine di negoziazione. Le iniziative che il governo deciderà di assumere all’interno del contesto delineato dovranno essere individuate sulla base della loro capacità di contribuire alla competitività del sistema economico essenziale per la crescita del Paese. Il tema della crescita e delle riforme infatti resta prioritario nella politica economica liberale di Forza Italia al pari del controllo della spesa. I capisaldi della visione politica ed economica di Forza Italia sono pienamente ricompresi all’interno della risoluzione di maggioranza. E per questi motivi che dichiaro il nostro voto favorevole alla risoluzione di maggioranza.