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Energia, Bandecchi: “Italia sia protagonista in Europa per un patto”

«Le nostre intuizioni diventano agenda di governo: tra accise mobili, caccia alle speculazioni e richieste di misure straordinarie a Bruxelles, l’Italia scopre di essere vulnerabile dove avevamo avvertito da tempo Avevamo detto che senza una strategia energetica vera l’Italia sarebbe rimasta ostaggio delle crisi internazionali, e oggi i fatti ci danno ragione: il governo è costretto a rincorrere i prezzi con decreti sulle accise, cabine di regia contro la speculazione, richieste di “misure straordinarie” all’Europa, esattamente nella direzione che avevamo indicato. Quelle che potevano sembrare preoccupazioni “allarmistiche” sono diventate il centro dell’agenda economica: si ammette apertamente che l’energia è il punto debole della nostra sicurezza economica e che senza un’azione coordinata tra Roma e Bruxelles famiglie e imprese non reggono l’urto. La giornata di ieri ha certificato una cosa semplice: mentre l’Italia discute di strumenti tecnici e di coperture, la crisi energetica sta cambiando di scala. Non siamo più davanti a un episodio passeggero, ma a un equilibrio instabile in cui ogni tensione in Medio Oriente si traduce, nel giro di poche ore, in un conto più salato per chi fa il pieno, per chi produce, per chi trasporta merci. Lo si vede nell’impennata dei listini, ma soprattutto nella reazione nervosa dei mercati, che trattano l’energia come il vero termometro della salute economica del Paese e del continente europeo. In questo quadro, le parole del ministro Giorgetti segnano un cambio di tono che conferma le nostre intuizioni: quando il titolare dell’Economia parla di rischio per la sicurezza economica e invoca interventi straordinari europei, riconosce che non siamo di fronte a una normale “congiuntura” ma a un problema strutturale. Il punto è che continuiamo a rispondere con strumenti da piccolo cabotaggio: accise mobili riviste, correttivi al decreto bollette, più controlli sui prezzi, ma sempre dentro lo stesso recinto di vincoli e timori di disturbare Bruxelles. È una contraddizione evidente: si chiede all’Europa di agire come in tempi eccezionali, ma si resta prigionieri di una logica ordinaria che accetta la crisi come parentesi da gestire, non come occasione per riscrivere la gerarchia delle priorità. Se davvero riconosciamo – come avevamo scritto sin dall’inizio – che l’energia è diventata la principale vulnerabilità dell’Italia, allora bisogna trarne tutte le conseguenze politiche. Vuol dire trattarla esplicitamente anche come una questione di sicurezza nazionale ed europea, non come una voce da limare in legge di bilancio. Vuol dire avere il coraggio di chiedere all’Unione la flessibilità necessaria per difendere famiglie e imprese da uno shock che non dipende da loro, consentire deroghe e aiuti economici e allo stesso tempo assumersi la responsabilità di una scelta di lungo periodo: fissare l’obiettivo dell’indipendenza energetica come rotta non negoziabile. In questi giorni tutti ripetono che “non esistono soluzioni immediate”. È vero. Ma esiste qualcosa di peggio di una soluzione non immediata: non avere nessuna soluzione. Continuare a galleggiare tra bonus temporanei, micro-tagli alle accise e appelli alla prudenza significa condannarsi a un’emergenza permanente, in cui ogni crisi internazionale si abbatte su di noi come un destino inevitabile. Le nostre intuizioni indicavano da tempo una strada diversa: programmare, con coerenza, un futuro energetico fatto di scelte anche impopolari ma chiare, dall’uso mirato delle risorse europee alla costruzione di una vera autonomia nel mix produttivo. O l’Italia imbocca questa strada, o resterà inchiodata alla stessa, vecchia domanda: quanto paghiamo la benzina questa settimana?», le dichiarazioni di Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e leader di Dimensione.