"Gli occhi e la rosa", Simone Di Matteo alla riscoperta dell’amore tra favola e verità interiore
A distanza di tre mesi dall’uscita in libreria, “Gli occhi e la rosa” continua a far parlare di sé come uno dei ritorni letterari più interessanti della stagione. Pubblicata a dicembre da Edizioni DrawUp, la nuova opera di Simone Di Matteo segna il suo ritorno sulla scena letteraria dopo ben otto anni di assenza. Un tempo piuttosto lungo, che lo ha visto affermarsi come giornalista e opinionista, senza mai recidere, però, il legame con la sua veste più intima e autentica: la scrittura poetica.
Conosciuto al grande pubblico per il suo stile ironico e controcorrente, una penna fuori da un coro di voci che si esprimono all’unisono, Di Matteo sorprende ancora una volta scegliendo la via della delicatezza. “Gli occhi e la rosa” è una favola moderna che si muove tra simboli e metafore: gli occhi di un giovane cuore, nascosti tra le spine di una rosa, dialogano con un colibrì, un gatto, un bruco e un corvo. Figure solo apparentemente leggere, che diventano portatrici di interrogativi profondi sull’amore, sull’ordine naturale delle cose e sul destino umano. Quello che ne viene fuori, dunque, è un testo che si rivolge ad un pubblico particolarmente vasto, presentandosi come una favola per i più giovani e una parabola esistenziale per gli adulti.
Il libro accompagna il lettore in un percorso che intreccia natura e sentimento, razionalità e istinto, e nel corso del quale l’amore non si presenta come una mera emozione, ma come principio fondante che orienta ogni nostra singola scelta. «Avevo bisogno di tornare a un linguaggio essenziale, universale. – rivela lo scrittore in proposito - Viviamo in un tempo che ci spinge a complicare tutto, anche ciò che nasce semplice. Questa storia è un invito a riscoprire la radice delle cose, a ricordarci che l’amore non è una sovrastruttura, ma una forza primaria che ci attraversa e ci definisce». Parole, quelle di Di Matteo, che suggeriscono una volontà di spogliarsi dell’etichetta mediatica per recuperare uno spazio più autentico e nell’ottica delle quali “Gli occhi e la rosa” assume le sembianze di un ritorno a casa, rimettendo al centro la dimensione contemplativa, il dialogo interiore e, non ultima, la capacità di ascolto.
Il volume si arricchisce di contributi che ne ampliano la profondità culturale, tra cui la prefazione di Bartolomeo Di Giovanni e la postfazione del membro italiano dell’Osservatorio ONU sulle Minoranze Renato Ongania, una nota a cura della giornalista Monica Landro e un’opera pittorica di Paola Tratzi, in arte MySoul Art Colors che vi fa da copertina e accompagna il testo con un contrappunto visivo intenso e suggestivo.
Ciò nonostante, mentre il libro continua il suo percorso tra lettori e presentazioni, la più recente lo scorso 13 febbraio a Latina, Di Matteo guarda già avanti. Ebbene sì, perché stando ad alcune indiscrezioni starebbe già lavorando ad un nuovo progetto, una mostra dedicata ai “tesori del mare” tra mitologia e attualità, sacro e profano, e che promette di intrecciare memoria, simbolo e riflessione contemporanea. I dettagli sono ancora riservati, ma Di Matteo ha lasciato intendere che si tratterà di qualcosa capace di sorprendere, ancora una volta, per profondità e visione. Perché, se “Gli occhi e la rosa” è un ritorno alle radici, il prossimo passo sembra già orientato verso nuovi orizzonti!