convegno
Il settore del gioco legale compatto chiede un tavolo tecnico al governo
Un passaggio cruciale che rischia di ridisegnare i connotati di un settore strategico per lo Stato, quello del gioco legale. È quanto emerso oggi a Roma durante il convegno organizzato dall'Istituto Milton Friedman, che ha visto un confronto serrato tra rappresentanti del Governo, del Parlamento e i vertici della filiera del gioco pubblico, il cosiddetto "gioco di Stato".
Il dibattito, moderato da Daniele Capezzone, direttore del quotidiano Il Tempo, ha messo in luce una profonda frattura tra la realtà industriale del comparto e la percezione mediatica. Capezzone, raccogliendo le fila dei vari interventi ha detto: "Si continua a confondere scientemente il gioco legale con quello illegale”.
Al tavolo, oltre a numerosi gruppi parlamentari, erano rappresentate tutte le associazioni di categoria della filiera di Confcommercio: Sts (Tabaccai), EGP-Fipe, Sapar e Acadi.
L’appello al Governo è stato unanime; la visione di operatori e politici è la stessa: riordino subito e no all’oligopolio.
Il fronte parlamentare ha mostrato di comprendere le preoccupazioni del settore. Giorgio Mulè (Vicepresidente della Camera) ha invocato una "visione olistica" per superare il procedere a compartimenti stagni tra fisico e online, puntando su un modello "safe" che coniughi prevenzione e gettito, senza cadere nell’oligopolio. Un concetto ripreso da Mauro D’Attis(Comm. Bilancio Camera), che ha ricordato come "il gioco legale sia il muro più alto contro le mafie, secondo quanto riportato dalle relazioni della Commissione antimafia", pur invitando il settore a una sfida sull'innovazione.
Tuttavia, il clima di incertezza pesa. Il deputato Andrea De Bertoldi, combattivo, ha rivelato di aver scritto formalmente al Governo per segnalare le criticità del decreto in arrivo e criticando il mancato confronto con gli operatori: "Vogliamo tutelare l'Erario o spingere verso l'oligopolio? Confinare i giocatori in una stanza davanti a un monitor online, dove nessuno li controlla, è l'opposto della tutela della salute che si garantisce invece nei punti fisici presidiati. Chi si assume la responsabilità del calo del gettito? Ho chiesto nuovamente al viceministro Maurizio Leo un tavolo di confronto con gli operatori”.
L'intervento di Geronimo Cardia ha rappresentato il cuore tecnico e politico della giornata, entrando nel merito delle "misure ponte" e dei pericoli della concentrazione di mercato. "La verticale distributiva degli apparecchi fisici sta precipitando con un calo dell'8% annuo e ha già perso 1,5 miliardi di gettito rispetto al 2019", ha ammonito Cardia. "In questo scenario, le voci di un innalzamento dei limiti di concentrazione dal 25% al 40% sono allarmanti. Qual è l’interesse pubblico tutelato nel favorire un oligopolio? Se permettiamo a pochissimi grandi player, che già dominano l'online, di controllare anche il territorio, lo Stato perderà potere contrattuale e vedrà il mercato spostarsi verso le forme di gioco meno tassate o quelle illegali".
Cardia è poi tornato a chiedere un incontro immediato al vice ministro, Maurizio Leo e al direttore di ADM, Roberto Alesse.
A rincarare la dose è stato Alessandro Bertoldi, direttore dell'Istituto Milton Friedman, che ha posto l'accento sulle storture di una regolamentazione restrittiva: "Tutte le forme di monopolio o oligopolio sono figlie di interventi legislativi errati. Oggi corriamo il rischio di una concentrazione innaturale che danneggerebbe il mercato, le aziende e lo Stato. Non è accettabile che nello stesso settore convivano regolamentazioni e regimi fiscali così squilibrati. Per noi questa battaglia liberale continua".
Anche Riccardo Pedrizzi, già presidente della Commissione finanze del Senato, ha ribadito la necessità di una uniformità normativa e di un confronto tra politica e intera filiera per una riforma sostenibile. Ha definito il modo in cui sta procedendo questo atteso intervento governativo “un andamento lento”. Il cui rischio è che la riforma resti vittima di pregiudizi ideologici o scadenze elettorali.
Il deputato Ettore Rosato, ha ribadito come il gioco legale combatta quello illegale e quanto sia importante che lo Stato lo regoli assumendosi tutte le responsabilità delle scelte, le quali sono in capo allo Stato centrale, e non agli enti locali.
Il presidente di STS (tabaccai), Emilio Zamparelli, ha riportato l’attenzione sulla questione territoriale: “serve una riforma che cancelli distanze dai luoghi sensibili e limiti orari. Oggi il tema centrale non è tanto il bando di gara, quanto affrontare il riordino nella sua interezza. Dobbiamo restare uniti. Distanze e orari non devono esserci per nessuno”.
Compatti, i concessionari hanno ribadito la necessità di avere regole certe a tutela degli investimenti, deciso il no a un oligopolio.
Michele Masini, ceo di Admiral gaming network, ha parlato della “tutela del giocatore attraverso la tecnologia e l’innovazione, antidoti migliori delle restrizioni per il contrasto alle dipendenze e all’illegalità”.
Stefano Sestili, di Global Starnet, ha detto: “Il cambiamento è un valore, ma per ottenere un risultato win-win bisogna salvaguardare i punti di forza del sistema. Equilibrio e concorrenza sono fondamentali”.
Marco Zega, di Codere, ha chiesto che prima di giungere a una gara ci sia una riforma che allinei anche il payout dei vari giochi e la tassazione, al fine di non scoraggiare gli investitori. “Oggi un concessionario impiegherebbe sei anni sui nove della concessione solo per rientrare dei costi”.
Il delegato di Sapar, Francesco Badolato, ha parlato della necessità di “un riordino per slot e vlt che tenga conto delle esigenze di tutta la filiera, dei giocatori e dell’erario. Senza dimenticare nessuno”.
Emmanuele Cangianelli, presidente di EGP (Fipe), ha richiamato la responsabilità della politica su un mercato regolato che tuteli l’offerta legale per contrastare quella illegale che vale già 30 miliardi. “Proprio i pubblici esercizi costituiscono il 42% della rete del gioco pubblico.” Ha ricordato.
Il deputato Fabrizio Sala, ha detto: “Serve una riforma condivisa a tutti i livelli e non scritta solo da politici”.
Il senatore Antonio Trevisi, della Commissione Bilancio, ha voluto condividere il legame tra gioco e mondo sportivo, ribadendo “la necessità di un intervento che tuteli e valorizzi l’intera filiera fisica”.
In chiusura, il convegno ha lanciato un messaggio univoco: la riforma del gioco pubblico non può essere fatta solo nei ministeri. Senza un tavolo tecnico che includa chi il territorio lo conosce e lo presidia, lo Stato rischia di distruggere una filiera da 150.000 occupati per consegnare il mercato a pochi o, peggio, alle maglie del gioco illegale e quindi della criminalità.