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Riordino del gioco pubblico: il confronto su metodo e impatti, il no alla concentrazione

La riforma serve, ma non può prescindere da una valutazione preventiva degli effetti. È questo il punto condiviso emerso nella Sala della Lupa di Montecitorio durante il convegno “Le nuove regole del gioco”, promosso dal deputato Andrea De Bertoldi (Liberali Cristiano-Democratici – Lega) e accompagnato da un messaggio del presidente della Camera Lorenzo Fontana.

Dalla discussione è uscita una linea comune: prima di procedere occorre un’analisi di impatto su gettito, tutela della salute, concorrenza e stabilità occupazionale, insieme all’apertura di un tavolo tecnico e di un confronto formalizzato in Conferenza Unificata. De Bertoldi ha annunciato che scriverà al viceministro Leo e al direttore dell’Agenzia delle Dogane per chiedere un confronto ufficiale con tutti gli operatori.

  

Sul piano politico, le posizioni si sono dimostrate trasversali. Il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha sottolineato l’importanza dell’ascolto degli operatori, soprattutto sul rapporto tra rete fisica e online e sulle disparità fiscali. Il deputato Stefano Vaccari (PD) ha invitato il Governo a sospendere il percorso per riaprire il confronto. Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi e Sinistra) ha segnalato il rischio per il tessuto produttivo. Antonio D’Alessio (Azione) ha chiesto un iter parlamentare fondato su audizioni effettive. Laura Cavandoli (Lega) ha ricordato il ruolo delle Commissioni nel poter introdurre condizioni stringenti, mentre Giulio Centemero ha richiamato il tema della concorrenza tra economia fisica e digitale. L’ex senatore Riccardo Pedrizzi ha espresso dubbi sui tempi di attuazione della riforma, ricordando come il sistema concessorio italiano sia considerato un modello in Europa.

Prima ancora dei possibili effetti del decreto, il confronto si è soffermato sul metodo seguito finora. La delega fiscale del 2023 prevedeva un riordino unitario dell’intero comparto: gioco online, gioco fisico e riequilibrio dei parametri di tutti i prodotti. Nella prassi, è stata data priorità all’online, che già oggi supera il fisico per raccolta, mentre il riequilibrio complessivo non risulta avviato.

Francesco Gatti, presidente del tavolo tecnico operatori Sapar – che rappresenta circa 2.500 imprese e oltre 60.000 lavoratori – ha evidenziato la necessità di un confronto strutturato con chi opera quotidianamente nel settore.

Geronimo Cardia, presidente di Acadi (associazione dei Concessionari dei Giochi Pubblici aderente a Confcommercio), ha ribadito che soltanto una visione organica consente di governare le leve che incidono su salute, gettito erariale, legalità e occupazione. Intervenire solo su alcuni dei trentatré prodotti di gioco esistenti non consente di affrontare le criticità complessive.

Il tema più delicato resta però quello della concentrazione del mercato. Le tredici concessioni originarie si sono ridotte a dieci, oggi confluite in otto gruppi societari, due dei quali detengono oltre la metà del settore. Se la concentrazione viene calcolata correttamente a livello di gruppo e non di singola entità giuridica, il limite attuale del 25% risulta già superato. L’Antitrust ha ritenuto l’assetto tollerabile, ma al limite e solo in presenza di altri operatori.

Le indiscrezioni sul decreto parlano di una gara al massimo rialzo e di un innalzamento della soglia al 35-40%, senza che risulti pubblicata un’analisi preventiva di impatto. In tale scenario, la capacità di aggiudicarsi i lotti principali si concentrerebbe in due o tre gruppi, con un progressivo ridimensionamento degli altri operatori e la strutturazione di un oligopolio.

Le simulazioni presentate da Marco Zega (Codere) indicano che quasi la metà delle macchine attualmente operative non riuscirebbe a coprire l’investimento lungo l’intera durata della nuova concessione, con un rientro del capitale non prima di sei anni su nove. L’uscita dal mercato comporterebbe una perdita di gettito superiore a 1,5 miliardi di euro e circa 24.000 esuberi nella filiera.

A valle della concentrazione si porrebbe inoltre un incentivo economico allo spostamento verso l’online. Oggi, su 100 euro giocati nel fisico, oltre 70 sono destinati allo Stato e circa 20 ai privati; nel digitale il rapporto si ribalta. Se i soggetti che già controllano gran parte dell’online acquisissero anche una quota prevalente del fisico, la maggiore marginalità privata del canale digitale potrebbe orientare le strategie commerciali, con effetti potenziali sul gettito pubblico.

Lo spostamento verso il digitale comporta anche implicazioni sanitarie. Nel gioco online le vincite superano il 90% delle somme giocate, mentre nel fisico si attestano intorno al 60%. Questo differenziale può incentivare una permanenza più lunga nel gioco e aumentare l’esposizione al rischio di dipendenza. Inoltre, il gioco tramite smartphone avviene in un contesto individuale, privo di controllo sociale diretto.

Il confronto parlamentare ha dunque messo in evidenza una richiesta condivisa: procedere con il riordino, ma solo dopo una valutazione approfondita degli effetti sistemici, evitando interventi frammentari e assicurando equilibrio tra concorrenza, sostenibilità economica e tutela dell’interesse pubblico.