Di Maio all’Eastwest Coffee: partnership strategica UE-GCC sempre più centrale
La trasformazione industriale dei Paesi del Golfo e la costruzione di filiere tecnologiche condivise con l’Europa sono state al centro dell’Eastwest Coffee, la tavola rotonda periodica presieduta da Giuseppe Scognamiglio, diplomatico e docente di scenari geopolitici alla LUISS. L’incontro ha visto la partecipazione di un ‘ospite d’onore’ come Luigi Di Maio - già Ministro degli Esteri, oggi Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per la Regione del Golfo e Professore Onorario al King’s College di Londra – che ha delineato i principali scenari geopolitici, economici e industriali della regione.
L’incontro, dal titolo “Le relazioni tra UE e Paesi del Golfo alla luce dei programmi Vision”, ha offerto una lettura aggiornata delle prospettive geopolitiche e delle opportunità per l’industria italiana in una fase in cui Bruxelles punta a un accordo di partenariato strategico con il GCC.
“Negli ultimi anni con l’Unione Europea, abbiamo deciso di avviare una politica molto più spinta sugli accordi commerciali”, ha dichiarato Di Maio. “Ma soprattutto abbiamo deciso, ancor prima del secondo mandato di Trump, di avviare un negoziato con gli Emirati Arabi Uniti che si concentri non solo sulla rimozione delle tariffe, ma anche sulla modernizzazione delle dogane”.
Al confronto hanno partecipato Michele Pignotti (CEO SACE), Stefano Achermann (CEO Be Shaping the Future), Massimo Santomauro (CFO Tecnocap), Luca Bassilichi (Innovation Manager HT Value), Alessandro Pacenti (Presidente Physis), Pietro Angelini (Direttore Esecutivo Navigo), Ugo Dibennardo (Chief Strategy & Planning Management FS Engineering), Luca Ranieri (Responsabile ESG Strategy & External Relations BNL Paribas) e Rodolfo Belcastro (Senior Advisor Eastwest).
Dal dibattito è emerso come i Paesi del GCC non possano più essere considerati economie petrolifere, ma attori globali impegnati in una profonda trasformazione industriale e tecnologica. I programmi Vision – a partire dalla Saudi Vision 2030 – restano il motore del cambiamento, con investimenti su grandi eventi, infrastrutture, energia, idrogeno, digitalizzazione e “città del futuro”.
“Il grande gigante di pietra che sta muovendo i suoi passi è l’Arabia Saudita”, ha proseguito Di Maio. “Con l’Unione Europea stiamo per avviare un negoziato importante per uno strategic partnership agreement che prevede non solo una parte “trade”.
Tre gli ambiti in cui l’Europa può giocare un ruolo decisivo: transizione energetica, infrastrutture complesse e tecnologie digitali. In parallelo, i Paesi del Golfo puntano a costruire una filiera industriale locale diversificata e meno dipendente dagli Stati Uniti, cercando competenze e capitali europei anche nei settori della difesa e della sovranità tecnologica.
Centrale il tema della digitalizzazione: gli investimenti in AI e data center stanno dando vita alle cosiddette “Digital Embassy”, infrastrutture extraterritoriali alimentate da rinnovabili per la protezione dei dati, ambito in cui l’innovazione italiana può offrire un contributo rilevante.
Per rendere più efficace la cooperazione, è stata evidenziata la necessità di maggiore armonizzazione delle gare pubbliche, fluidità doganale e prevedibilità tariffaria. Tra le criticità, la rigidità del sistema bancario saudita e la crescente competizione cinese, spesso basata su progetti infrastrutturali finanziati in cambio di relazioni contrattuali di lungo periodo.
Nel corso del confronto sono state richiamate diverse esperienze di successo italiane nei settori della nautica e delle infrastrutture, insieme alla necessità di esportare non solo prodotti ma competenze – manageriali, tecniche e progettuali – per costruire ecosistemi produttivi integrati.
La chiave del successo, è stato sottolineato, resta la presenza istituzionale e la sinergia tra imprese e diplomazia economica, ambito in cui l’Italia mantiene un ruolo riconosciuto.
Il dato che emerge con chiarezza è che il Golfo non è più un bacino energetico, ma un laboratorio globale di trasformazione strategica. Per l’Italia le opportunità sono concrete, ma richiedono un approccio olistico capace di unire tecnologia, visione geopolitica e continuità diplomatica, a partire dalla costruzione di un rapporto di fiducia di lungo periodo.