punto di svolta

Inaugurata la Casa della Comunità Nomentano, Maselli: «Un passo avanti per l’integrazione sociosanitaria»

Inaugurata a Roma la Casa della Comunità Nomentano, alla presenza del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, dell’Assessore all’inclusione sociale e servizi alla persona, Massimiliano Maselli e del Direttore Generale dell’ASL RM1, Giuseppe Quintavalle.

«Un importante punto di svolta per quel che riguarda l’integrazione sociosanitaria» commenta l’Assessore Maselli, aggiungendo: «Con le case di comunità saremo in grado di offrire servizi per la presa in carico dei pazienti fragili. Gli interventi sono parte dell’importante sviluppo che la Giunta Rocca sta dando a tutti i servizi sul territorio regionale, potenziando strutture strategiche per offrire servizi sempre più efficienti ai cittadini, rafforzando l’assistenza di prossimità e, al contempo, sgravando gli ospedali dalla forte pressione degli accessi frequenti».

  

La Casa della Comunità rappresenta il fulcro della nuova rete assistenziale territoriale, il luogo fisico dove la medicina territoriale incontra il bisogno di cura degli utenti e, grazie ai servizi presenti, assicura un’assistenza sociosanitaria continua e completa. Le strutture, ristrutturate e ammodernate grazie ai fondi PNRR, saranno moderni punti di riferimento sanitario e sociale integrato, pronte a offrire assistenza primaria e specialistica in un unico luogo. Al loro interno si trovano, tra gli altri, i servizi di ambulatorio infermieristico e screening oncologici, punto prelievi, Cup e ambulatori specialistici.

A livello nazionale, come da decreto interministeriale, si prevede l’apertura di circa 1.300 Case di Comunità, che entreranno a far parte del Servizio Sanitario Regionale. Il Lazio è sicuramente tra le regioni all’avanguardia da questo punto di vista, dato che entro la fine di marzo 2026 saranno pronte 131 case di comunità, di cui 60 a Roma. Le strutture sono pensate per offrire assistenza sanitaria di prossimità, assicurando il servizio principalmente alla popolazione più anziana, riducendo così il numero delle ospedalizzazioni anche non urgenti.