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Geotermia, il calore invisibile che muove l’Italia
L’energia geotermica è quella che proviene da sotto i nostri piedi. In Toscana, tra geyser naturali e vapori che emergono dalla terra, la geotermia è una realtà industriale storica ma più che mai attuale. Una fonte rinnovabile programmabile, continua, capace di produrre elettricità 24 ore su 24, ma anche di scaldare case e sostenere il tessuto economico locale. Una filiera che in Italia nasce oltre un secolo fa e che oggi contribuisce in modo cruciale alla transizione energetica.
Il principio è semplice nella sua genialità: sfruttare il calore naturale accumulato negli strati profondi della crosta terrestre. Nei giacimenti geotermici, il vapore ad alta temperatura viene estratto tramite pozzi, convogliato lungo una rete di vapordotti e utilizzato per alimentare turbine che generano energia elettrica. Dopo l’impiego, il fluido esausto viene reimmesso nei serbatoi sotterranei, chiudendo un ciclo sostenibile che preserva la risorsa e limita le emissioni: per questo nel settore si parla di ‘coltivazione’ (e non di sfruttamento) di questi veri giacimenti di energia. La geotermia si distingue quindi dalle altre fonti rinnovabili perché non è soggetta a stagionalità o condizioni meteo: una disponibilità continua e programmabile che contribuisce alla stabilità del sistema elettrico.
Il cuore pulsante di questa tecnologia è la Toscana. È qui, a Larderello, che tutto è iniziato. Nel Medioevo si sfruttavano già le qualità minerali dei fluidi geotermici, ma la svolta arriva nell’Ottocento con l’ingegnere François Jacques de Larderel, che intuisce il valore industriale di quei soffioni boraciferi. Il momento che cambia la storia dell’energia è però il 1904: Piero Ginori Conti utilizza il vapore naturale per produrre elettricità, accendendo le prime cinque lampadine al mondo alimentate dalla geotermia. Nel 1913 nasce la prima centrale geotermoelettrica al mondo e l’Italia diviene dunque pioniera di una tecnologia destinata a diffondersi in molti altri Paesi come Islanda, Stati Uniti, Filippine, Nuova Zelanda, Cile.
Da laboratorio d’avanguardia a sistema industriale maturo: oggi il comprensorio gestito dal Gruppo Enel si estende tra le province di Pisa, Siena e Grosseto e ospita 34 centrali e 37 gruppi di produzione per una potenza installata vicina ai 1.000 MW. Ogni anno la geotermia toscana genera tra 5,5 e 6 miliardi di kWh, pari a oltre un terzo del fabbisogno elettrico regionale e al 70% della produzione rinnovabile della Toscana. Numeri che fanno di questo distretto uno dei siti geotermici più importanti del mondo.
Avanguardia però significa soprattutto sostenibilità e, accanto alla dimensione produttiva, la geotermia toscana si distingue per la sua capacità di integrarsi nel tessuto sociale ed economico locale. L’obiettivo non è sfruttare, ma coltivare i giacimenti di energia: reiniezione del fluido nelle falde per preservarne la pressione naturale, sistemi di abbattimento delle emissioni, monitoraggio continuo per garantire sicurezza e rispetto dell’ambiente. Il calore residuo in uscita dalle turbine, non più utile per generare elettricità, viene valorizzato attraverso reti di teleriscaldamento che raggiungono oltre 13.000 utenze. Scuole, piscine, edifici pubblici e case beneficiano di energia pulita a costi ridotti. Anche le serre florovivaistiche e le aziende alimentari della zona possono disporre di questa risorsa per ridurre consumi e incrementare competitività.
Il legame con il territorio, come anticipato, va oltre il settore produttivo e sfocia nel turismo. La “Valle del Diavolo”, che si snoda tra Larderello, Sasso Pisano e Monterotondo Marittimo, è diventata una meta turistica ed educativa. I visitatori possono osservare direttamente i fenomeni geotermici naturali, visitare musei dedicati e accedere a percorsi guidati nei pressi degli impianti. Una convivenza unica tra scienza, industria e paesaggio, che trasforma la geotermia in un fattore di identità e attrattività del territorio.
Questa lunga storia continua oggi a evolversi, grazie a nuove tecnologie e soluzioni di integrazione energetica. L’obiettivo resta quello di rimanere un’eccellenza nella filiera geotermica internazionale, con impianti sempre più efficienti, sostenibili e capaci di generare valore diffuso.
Oltre un secolo dopo la prima lampadina accesa dal vapore di Larderello, la geotermia italiana continua a illuminare il futuro. Una risorsa che scorre silenziosa sotto i nostri piedi e che l’ingegno del Paese ha saputo trasformare in energia pulita, opportunità industriali e crescita per intere comunità.