Psiche Criminale
Zodiac: L'enigma del serial killer che sfidò la California e gli investigatori
Tra il 1969 e il 1970 un assassino seriale terrorizzò gli Stati Uniti d'America e in particolare lo stato della California, con una serie di delitti efferati e, soprattutto, inviando messaggi cifrati agli investigatori e ai giornali. Zodiac, il serial killer dello Zodiaco, è lo pseudonimo che scelse un uomo mai identificato e che terrorizzò per mesi la California settentrionale. Il programma Psiche Criminale - Serial killer, in onda sul canale 122 Fatti di Nera, ha ripercorso la storia di un assassino che è riuscito a sfuggire agli investigatori.
Nelle varie missive, Zodiac disse di aver compiuto 37 omicidi, anche se è accusato ufficialmente della morte di 7 persone, assassinate nel nord della California. Gli esperti negli Stati Uniti ritengono che il numero reale di omicidi che ha compiuto sia compreso tra 20 e 28. Almeno 5 omicidi sono avvenuti nella Bay Area (nei dintorni di San Francisco) tra il 1968 e il 1969, un sesto risalirebbe al 1966, anche se secondo l'Fbi non è collegato a Zodiac. Alcuni gruppi specializzati in criminologia ritengono che l'agenzia abbia ignorato le prove e abbia gestito male il caso, non arrivando ad identificare il pericoloso serial killer. Secondo la stima definitiva, tra dicembre 1968 e ottobre 1969 in totale Zodiac ha ucciso 4 uomini e 3 donne, tra i 16 e i 29 anni, mentre 2 vittime sono sopravvissute. L'assassino è rimasto senza volto e identità, ma restano i suoi messaggi e un inquietante mistero legato ai suoi crittogrammi, alcuni decifrati, e alla sua firma.
“La sua firma, il cerchio con la croce, rappresenta il suo mondo. Lasciare la firma ha un significato importante – ha spiegato Barbara Fabbroni, psicologa e psicoterapeuta – e racconta tantissimo su di lui. Non sappiamo chi è, ma sarebbe stato importante dal punto di vista clinico conoscere la sua vita, la famiglia, il contesto, ci spiegherebbe la sua declinazione del male. Lui è stato un genio del male, che ha tenuto sotto scacco inquirenti e tutti gli Stati Uniti. Mi ha colpito la sua grande capacità di creare una rete con cui ha tenuto in trappola inquirenti e popolazione, la paura che era riuscito a diffondere nel territorio californiano. Noi parliamo solo di 7 persone, ma lui si arroga di aver ucciso 37 vittime. Ha utilizzato differenti armi, ma la sua specificità di presentarsi come serial killer si declina diversamente: il rito di compiere il gesto, gli enigmi, le telefonate anonime, il suo modo di esprimersi, quella sfida continua. Proprio la sfida è l'anello significativo che può raccontarci molto. Inoltre, emerge quel particolare tema dell'aldilà, legato al cerchio con la croce e allo zodiaco.
La firma ha un valore nell'aspetto dello zodiaco, ma anche un valore esoterico. Partendo dalla firma e dalla sfida attraverso le lettere, si rintraccia il suo bisogno e ci fa comprendere la sua fissazione, ma anche la sua cultura, con conoscenze profonde che continuava a studiare. Zodiac è un mito enigmatico. In quegli anni – ha proseguito Barbara Fabbroni – si creò una narrazione profonda e tanta attenzione mediatica. Il killer cercava il suo aspetto pubblico attraverso la ricerca del suo aspetto mediatico e narcisista, di grandiosità. Tutto ciò era una sorta di carburante che gli permetteva di trovare stimoli e risorsa per portare avanti la sua sfida. Attingere una persona e portarla alla morte era solo l'ultimo atto, ma la sua adrenalina, il suo stimolo, era la fase preparativa. Nessuno è riuscito ad uscire dal labirinto creato da lui e a trovare la soluzione”.
“In realtà – ha detto il professor Tommaso Spasari, Medico Legale e docente Unicusano – questo modo di procedere è peculiare di una tipologia di individui che tende a ricavarsi dei trofei. Nella sua personalità si evidenziano alcune peculiarità: il desiderio di notorietà, presente anche in altri serial killer, ma utilizza estremi rimedi. Scrive lettere ai giornali, sfida le forze di polizia, indirettamente ritiene di essere intellettivamente superiore, li mette alla prova. Con i crittogrammi riesce a cifrare i dati. Ad un certo punto fu collegato ad un ex militare, perché utilizzava una procedura di codifica in uso all'esercito americano. Il modus operandi è parzialmente differente da altri serial killer: lui usa armi da fuoco e coltelli indifferentemente, non prende di mira una specifica tipologia di vittime. Può essere definito un serial killer molto versatile ed è riuscito ad eludere le investigazioni. Ancora oggi esistono gruppi che tentano di decifrare i crittogrammi insoluti. Da un lato ha una personalità molto ben conservata, ottime funzioni intellettive, pianifica con lucidità, non lascia tracce di ogni genere. Ma se si guarda ciò che scrive, si trova una personalità con deviazione delirante, vuole andare in paradiso, avere una vita migliore, utilizzare vittime come schiavi che lavorino per lui nell'altra vita. Una mente apparentemente lucida, ma con uno sfondo religioso, praticamente un serial killer mistico, che ritiene di avere una funzione sociale importante, di voler punire qualcuno. Abbiamo a che fare con una persona dotata di una cultura e di una formazione culturale, è riuscito ad elaborare una serie di enigmi, crittografare in maniera efficace e rendere difficile anche ad esperti del settore di trovare la soluzione.
Una persona che ha un desiderio continuo di mettersi alla prova, per dimostrare la sua superiorità rispetto agli altri e qui si coglie un tratto narcisistico, ma anche il desiderio di potere che alimenta gran parte dei serial killer, che risiede nella possibilità di decidere della vita e della morte degli altri. Ma Zodiac – facendo un parallelo – è diverso dal mostro di Firenze. Probabilmente aveva una vita normale, priva di effettivi stimoli, forse era una persona denigrata o scarsamente considerata. Per lui uccidere era effettivamente un modo per dimostrare a se stesso e agli altri una sorta di superiorità, di avere un diritto di vita e di morte sugli altri. Il movente va ricercato proprio in questa sorta di desiderio di promuovere se stesso, di fornirsi una gratificazione psicologica in una sorta di mitizzazione dannosa”.