Guanti, rolex e silenzi: il giallo della morte del ginecologo Stefano Ansaldi

Il corpo privo di vita riverso a terra sotto un'impalcatura. Accanto, un coltello da cucina con lama di 20 centimetri privo di impronte, un Rolex e una valigetta contenente pochi oggetti personali. Era il 19 dicembre 2020, quando il ginecologo Stefano Ansaldi, 65 anni, originario di Benevento, fu trovato morto con la gola recisa in via Macchi, nei pressi della stazione Centrale di Milano. La scena del ritrovamento presentava una serie di elementi insoliti. Inoltre, Ansaldi indossava guanti in lattice e una mascherina chirurgica. Gli unici testimoni, hanno raccontato di aver visto il 65enne accasciarsi a terra da solo. Tanti piccoli dettagli che, ad oggi, rendono la morte del professionista uno dei tanti casi irrisolti, sospeso tra un possibile gesto estremo e l'ipotesi di omicidio, ancora tutta da verificare.

Le prime indagini, infatti, avevano preso in considerazione la pista del suicidio, supportata dall'assenza di testimoni che abbiano visto un aggressore fuggire e dalla mancanza di immagini sospette nelle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza della zona. Possibile che il professionista abbia deciso di togliersi la vita in quel modo? Tuttavia, la famiglia del medico ha sempre contestato questa versione, sottolineando diverse anomalie: la posizione della ferita, compatibile con un'aggressione da parte di terzi, la sparizione del telefono cellulare e del portafoglio. Di contro, sul posto fu ritrovato un costoso orologio, mentre l'assenza di impronte sul coltello spingono verso la tesi dell'utilizzo di guanti, come quelli che indossava la vittima.

  

L'8 gennaio 2024, il giudice per le indagini preliminari di Milano Ileana Ramundo ha respinto la richiesta di archiviazione del caso avanzata dalla Procura, accogliendo la tesi dei familiari del 65enne, rappresentati dagli avvocati Luigi Sena e Francesco Cangiano. Il giudice ha ordinato ulteriori indagini, in particolare una nuova perizia medico-legale per determinare se la ferita fosse auto-inferta o causata da terzi. Un team di esperti è stato incaricato di effettuare questi accertamenti: sono stati nominati i medici legali Cristina Cattaneo, nota anatomopatologa che si è occupata dei casi più importanti di cronaca (come l’omicidio di Elisa Claps), e Annalisa D'Apuzzo, e ancora l'antropologa naturalista Giulia Caccia.

Da valutare ci sono anche molti aspetti della vita privata del professionista beneventano. Ansaldi era noto per la sua attività professionale nel campo della ginecologia e per i suoi progetti imprenditoriali, tra cui la creazione di una clinica a Malta. Negli ultimi anni, però, è emerso che il 65enne potrebbe aver accumulato debiti significativi per alcuni affari non andati bene e per alcuni prestiti non restituiti. Ansaldi era arrivato a Milano con un treno da Napoli proprio il giorno della sua morte, quando aveva programmato un incontro a Chiasso, in Svizzera, che ha annullato poche ore prima, senza fornire spiegazioni chiare. Prima di morire, Ansaldi potrebbe aver incontrato qualcuno, in un appuntamento con la morte ancora tutto da chiarire.  

 

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Gennaro Fiscarelli scomparso: sette mesi di silenzio e dolore

Sono trascorsi sette mesi dalla notte del 5 ottobre 2024, quando Gennaro Fiscarelli, 32 anni, è scomparso senza lasciare traccia. Partecipava alla “Notte Bianca dello Sport” a Cerignola, un evento molto sentito, un’occasione di festa per l’intera comunità. Quella sera aveva accompagnato un amico a casa. Dopo averlo salutato, è svanito nel nulla.

Il giorno successivo, la sua auto — una Fiat Bravo amaranto, intestata alla madre — è stata ritrovata carbonizzata in periferia. Da allora, nessuna notizia. Solo ipotesi: sequestro, omicidio, occultamento di cadavere.

A Tag24 parla Giuseppina, madre di Gennaro. La voce è stanca, ma determinata. “I RIS stanno ancora analizzando alcuni oggetti trovati su un blocco di cemento, vicino all’auto”, racconta.

“Una felpa nera con cappuccio, un broncodilatatore, oggetti bruciati e frammenti di vetro. Ma mio figlio non era asmatico. Quei resti non gli appartengono. Qualcun altro era lì, quella notte”.

Uno degli elementi chiave, il cellulare di Gennaro, non ha ancora parlato. “Spero che siano riusciti ad accedervi. Lì dentro ci sono messaggi, chiamate, contatti. Chi ha sentito prima di sparire? Chi ha visto?”

Per la madre, ogni dettaglio può fare la differenza. Ogni connessione può svelare la verità.

Giuseppina lancia un appello preciso: “Da mesi suggerisco di interrogare un amico di Gennaro. Secondo me sa qualcosa, ma ha paura”.

“Se gli voleva davvero bene, deve trovare il coraggio. Anche in forma anonima. Noi non cerchiamo vendetta. Solo la verità”.

“Gennaro non aveva la milza, era fisicamente più fragile”, spiega la madre. “Credo si sia fidato di qualcuno che conosceva. Forse volevano solo spaventarlo. Ma, nelle sue condizioni, bastava poco per ucciderlo. Un pugno allo stomaco e sarebbe crollato”.

“Credo che oggi chi sa, stia zitto per paura delle conseguenze. Ma il silenzio è complicità”.

Giuseppina non chiede vendette, ma dignità. “Se lo avete ucciso, ditemi almeno dov’è il suo corpo. Anche in forma anonima. Voglio solo seppellirlo. Voglio un posto dove portargli un fiore”.

“Come fate a dormire, sapendo di aver tolto la vita a un ragazzo buono, amato da tutti?”

La donna accusa anche la sua comunità. “A Cerignola nessuno parla. Solo un amico di Gennaro è venuto a trovarmi”, racconta.

“Il sindaco? Mai una chiamata. Ha messo un cartellone in piazza e ha pensato di aver fatto abbastanza. Ma mio figlio non è un manifesto: era un ragazzo, aveva una vita”.

Infine, nell’appello a Tag24, Giuseppina chiude così: “Sono sette mesi che vivo nel buio. Vi prego, se gli avete fatto del male, aiutatemi almeno a ritrovarlo. Ridatemi mio figlio, anche solo per potergli dire addio”.

 

Tag24.it e Canale 122-Fatti di Nera, attraverso le rubriche dedicate alle persone scomparse, offrono un servizio di grande valore civico. Questa iniziativa, realizzata in collaborazione con associazioni e famiglie coinvolte, non solo fornisce informazioni aggiornate sui casi di sparizione, ma funge anche da ponte tra le comunità e le istituzioni, facilitando la comunicazione e la ricerca di persone scomparse su tutto il territorio nazionale.