arte

Tutti pazzi per il Futurismo tra dinamismo e aeropittura

Gabriele Simongini

Proviamo a individuare una frase emblematica che faccia da bandiera alla ricerca artistica del XX secolo. Ci sono pochi dubbi sulla scelta: «Noi porremo lo spettatore nel centro del quadro» (Manifesto tecnico della pittura futurista, 1910). Qui c'è tutto il futuro di allora e il presente di oggi, dall'arte ambientale a quella interattiva e digitale e a ogni manifestazione creativa in cui l'osservatore diventa soggetto attivo. Come ha scritto Giancarlo Carpi, «il futurismo si espresse come nuova apertura dell'opera d'arte verso l'esterno, verso la vita vissuta. Un'innovazione formale palese nel dinamismo delle figure che è soprattutto un tentativo di oltrepassare la materialità del quadro, il suo limite oggettuale e di connetterlo al divenire della materia. Allo stesso tempo, il quadro futurista vuole superare se stesso risolvendosi in una dimensione puramente sensoriale, come se non vi fosse differenza alcuna tra il sorbire una bevanda e osservarlo, o toccarlo. L'opera futurista si basa sul superamento del limite che a volte essa stessa pone.

Sullo sconfinamento tra generi artistici, tra linguaggi e tra espressioni mediali". Insomma, per vari aspetti, più passa il tempo e più il futurismo è attuale, anzi paradossalmente potremmo dire che ormai è un "classico" potendo vantare la dote che Kafka assegnava a questo termine, ovvero la durata. E allora si spiega il fiorire di mostre dedicate al nostro maggiore contributo alle avanguardie europee del primo novecento, nato dall'energia scoppiettante di Filippo Tommaso Marinetti e dal genio impetuoso di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini. A Padova, nelle sale di Palazzo Zabarella, si è appena inaugurata la mostra «Futurismo. La nascita dell'avanguardia 1910-1915» (a cura di F.Benzi, F.Leone e F.Mazzocca) che fin troppo ambiziosamente è mossa dall'intento di «offrire una visione nuova ed originale di una realtà artistica fino a ora poco, o per niente, svelata».

  

Al di là dell'esagerazione di questa dichiarazione, la rassegna può vantare diversi capolavori fra le 121 opere esposte, tutte appartenenti a un arco cronologico ristretto, dal 1910, anno di fondazione del movimento in ambito pittorico, al 1915, quando la pubblicazione del «Manifesto della Ricostruzione Futurista dell'Universo» di Balla e Depero e l'ingresso in guerra dell'Italia tracciarono un netto spartiacque nelle ricerche artistiche del movimento. Spostandoci a Roma giovedì si aprirà alla Galleria «Futurism & Co.» la mostra «Forze del cielo. Da Balla alle aerovisioni», da un'idea di Elena Gigli, che ci fa staccare idealmente dalla terra per portarci in una dimensione celeste, fatta anche di leggerezza poetica. In questo senso è magnifico il dialogo fra i cieli di Balla e quelli degli aeropittori, fra le «Orbite celesti» (1913) del primo e «Costruzione spa(1922) Prampolini, fra il magnifico «Aerombre» (1913) di Balla e il vertiginoso «Aerocaccia» (1936 circa) di Tullio Crali. E stupefacente è il bozzetto (1928) di Gerardo Dottori per la decorazione per l'idroscalo di Ostia. Come scrive Maurizio Scudiero nel suo testo in catalogo, «bisognerà attendere la fine degli anni Venti perché l'idea di Aeropittura abbandonasse la sua posizione periferica per divenire il vero cuore, motore, e di lì a poco anche il nuovo volto del Futurismo alla soglia dei vent' anni dal manifesto di fondazione, ma già nel corso del decennio vari segni premonitori, una sorta di fil rouge, mostrano già una generale adesione all'epica del volo».

Le opere in mostra danno immagine a quanto si legge nel di ziale -paesaggio» «Manifesto dell'Aeropittura» del 1931: «L'aeroplano, che plana si tuffa s' impenna ecc., crea un ideale osservatorio ipersensibile appeso dovunque nell'infinito, dinamizzato inoltre dalla coscienza stessa del moto che muta il valore e il ritmo dei minuti e dei secondi di visione-sensazione. Il tempo e lo spazio vengono polverizzati dalla fulminea constatazione che la terra corre velocissima sotto l'aeroplano immobile». Infine, la forza innovativa e l'irrefrenabile capacità inventiva di un grande protagonista del futurismo come Fortunato Depero ricevono un degno omaggio nella mostra «Depero automatico acrobatico» (a cura di Nicoletta Boschiero) presentata nel Palazzo della Ragione di Mantova, con 80 opere che coprono l'arco temporale 1917-1938.