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di ANTONIO ANGELI Per spegnere l'inferno nucleare di Cernobyl, dopo il disastro del 1986, più di mille valorosi, tra tecnici e vigili del fuoco, dovettero affrontare condizioni di lavoro inaudite e dosi di radiazioni al limite del letale.

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Impossibileun calcolo preciso di quante vite sia costato quel disastro. A venticinque anni da quella tragedia l'esplosione della centrale nucleare di Fukushima propone uno scenario totalmente diverso: oggi ci sono i robot. Gli «uomini meccanici» si sono inseriti nella nostra vita con discrezione, come nei libri di Isaac Asimov (che profeta, il romanzo «Io, Robot» è del 1950) e sono penetrati profondamente nel tessuto della nostra società. I robot, sia che abbiano fattezze antropomorfe, sia che siano fantasiosi agglomerati di cavi e metallo, svolgono oggi quei lavori pesanti, ripetitivi, pericolosi, in una parola inumani, che ieri toccavano agli operai. Per vederli non serve andare nella nuovissima fabbrica dell'Audi vicino a Barcellona, dove 450 robot di ultima generazione costruiscono la nuova Q3 e non serve nemmeno volare fino alla Stazione Spaziale Internazionale, dove Robonaut 2, con grandi spalle e lunge braccia (ma senza gambe, in assenza di gravità non servono) è in grado di condurre esperimenti e fare manovre. Volete vedere un robot? Compratevelo! In qualunque negozio di elettrodomestici è possibile scegliere tra diverse marche e modelli di robot-aspirapolvere. Con una cifra compresa tra i duecento e i trecentocinquanta euro chiunque può acquistare un «robottino» che di notte, mentre dormite, vi pulisce silenziosamente i pavimenti. Fa tutto da solo, si accende, passa e ripassa sulle zone più sporche, si carica da solo. Ci sono anche senza sacchetto. A Fukushima i giapponesi, dopo una lunga attesa e l'imbarazzo, come Paese «patria» della tecnologia, di essere stati preceduti dagli americani, stanno per schierare squadre di robot. Il loro compito sarà quello di fare il «lavoro sporco» nella difficile opera di messa in sicurezza della centrale nucleare. Intanto un automa cingolato multifunzione è già pronto ad operare per un accurato sopralluogo e la raccolta dati. A lui le radiazioni non fanno paura. Anzi, a lui non fa paura nulla. La luce verde per il debutto dei robot «made in Japan» nelle delicate missioni a Fukushima è stata accesa l'altro giorno dall'Istituto di tecnologia di Chiba, uno dei centri che hanno creato la macchina, usando come base il robot di emergenza «Quince». L'automa, progettato per operare in situazioni estreme, è alto 66 cm e largo 48, dispone di un braccio meccanico articolato, una videocamera e una serie di sensori ambientali ed è in grado di farsi strada anche in presenza di macerie e sbarramenti. Capace di operare in ambienti con livelli letali di radiazioni il robot esplorerà le aree interne più a rischio. Opererà dove per l'uomo è impossibile, nelle aree più contaminate raccogliendo campioni di acqua fuoriuscita dai reattori danneggiati. Quince è in questi giorni in arrivo a Fukushima nell'edificio del reattore numero 5, già stabilizzato e in fase di arresto a freddo, dove sarà sottoposto a test preparatori. Se tutto andrà bene, il robot inizierà la vera missione all'interno dei reattori 1 e 4, gravemente danneggiati per gli effetti del sisma e poi dello tsunami dell'11 marzo. I robot sono diventati quotidiani compagni di vita, anche se se spesso nessuno ci fa più caso. Sono dei simpatici «pupazzetti» che camminano e ballano per la casa, sostituiscono magari il cagnolino (ci sono anche i robot-Fido che fanno tutto, scodinzolano anche, senza lasciare bisognini quà e là). In fondo non fanno meno dei due robot di Guerre Stellari. Il futuro è già arrivato.

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